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“Cercasi donna per mettere al mondo un Neanderthal”: e la bufala è pronta per il web

Le parole fraintese di un professore della Harvard Medical School sono state trasformate in una sorta di annuncio in cui si cercava un utero in affitto per ospitare un embrione di uomo di Neanderthal.
A cura di Nadia Vitali
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cercasi donna avventurosa per mettere al mondo un neanderthal

Un esperimento ai limiti del fantascientifico, non soltanto per le difficoltà che comporterebbe ma soprattutto per l'incredibile obiettivo a cui mirerebbe: dell'ipotesi di riportare in vita tra noi l'uomo di Neanderthal si era già parlato, a partire da quando il genoma del nostro "lontano parente" è stato sequenziato per circa il 60%, andando ad integrarsi con la precedente mappatura del DNA mitocondriale già messa a punto dai ricercatori del  Max-Planck Institute for Evolutionary Anthropology di Lipsia. Ora la notizia è salita nuovamente agli onori della cronaca dopo un'intervista rilasciata da George Church della Harvard Medical School al giornale tedesco Spiegel Online

Cercasi donna coraggiosa per mettere al mondo un Neanderthal

frankenstein

Il Professor Church, che è ricercatore di chiara fama e prestigio, non avvezzo certamente alla divulgazione di sensazionalismi a fini auto-promozionali, nello spiegare come il DNA sarà il materiale sul quale costruire buona parte della medicina del futuro, ha affrontato il tema relativo alla possibilità di clonare l'uomo di Neanderthal, sottolineando come la velocità a cui si stanno evolvendo scienze e tecnologie potrebbero rendere questo progetto, un giorno forse non lontano, assolutamente realizzabile grazie al contributo di una «donna coraggiosa» disposta a fare da madre, rigorosamente Sapiens: la dichiarazione è stata immediatamente trasformata in una sorta di annuncio pubblico (chissà, magari qualche «coraggiosa» ci ha pure fatto un pensierino, per un attimo) divulgato dalle testate giornalistiche di mezzo mondo. Non esattamente entusiasta della "bufala mediatica" nella quale è venuto a ritrovarsi suo malgrado, George Church ha risposto dalle righe del Boston Herald alle decine di chiamate di reporter internazionali che ha ricevuto nelle ultime ore, lamentando una traduzione mediocre all'origine del fraintendimento e ricordando come il senso del proprio discorso fosse semplicemente che «se un giorno questo sarà tecnicamente possibile, bisognerebbe iniziare a discuterne fin da subito». Del resto, Church sa bene che mettere al mondo un piccolo Neanderthal nel III millennio comporterebbe qualche non trascurabile problema etico, legale e anche scientifico

Torniamo al Neanderthal

Gli entusiasmi di quanti vorrebbero assistere alla nascita di un Neanderthal oggi  dovrebbero scontrarsi inevitabilmente con i numerosi ostacoli che già segnano tale percorso: innanzitutto l'opinione pubblica sulla possibilità di portare avanti questa impresa. Echi da film horror, che coniugano le peggiori degenerazioni possibili di Jurassic Park con paure riprese dalla Creatura del dottor Frankenstein, attraversano le menti dei più preoccupati all'idea di assistere alla "clonazione" di un individuo appartenente ad una specie che si estinta all'incirca 30 000 anni fa. Al di là delle perplessità più "popolari", inoltre, ci sarebbero problemi di natura più spiccatamente legale: si tratterebbe, infatti, di clonazione? Perché in tal caso, e ovviamente, la legislazione di praticamente tutti i Paesi del globo non consente tanta "elasticità", anche di fronte ad un progetto tanto ambizioso, dal momento che si parla comunque di esseri umani. Ci sono poi le obiezioni riguardanti il campo più strettamente medico come la possibilità che il piccolo nasca con imprevedibili malformazioni o che il suo sistema immunitario, "vecchio" di decine di migliaia di anni, possa presentare delle gravi mancanze che gli consentirebbero con molta fatica di fronteggiare virus e batteri della contemporaneità. Ma in merito a ciò, si sa, non esiste esperimento scientifico sicuro e la conoscenza è sempre accompagnata da una buona dose di rischio; inoltre, le applicazioni di tale esperimento potrebbero essere ampie e vantaggiose anche dal punto di vista della ricerca.

Un Neanderthal tra i Sapiens

crani

In effetti, l'avvertimento di Church è più che semplicemente sensato dal momento che, semmai saremo in grado di possedere gli strumenti tecnici per clonare il Neanderthal, la volontà di conoscenza difficilmente potrà essere fermata, a prescindere dalle implicazioni pratiche che il progetto potrebbe avere. Fin da quando i primi resti dei nostri "cugini europei" vennero rinvenuti in un grotta della valle di Neander, in Germania, non è mai calata la curiosità degli studiosi nei confronti di questo misterioso uomo scomparso per cause sulle quali ancora si discute. Di lui conosciamo a grandi linee l'aspetto, sappiamo che aveva una capacità cranica maggiore di quella della media umana attuale  (e questo potrebbe far sorgere il dubbio che fosse addirittura più intelligente di noi, sostiene Church) e siamo stati anche in grado di ricostruire alcuni aspetti della sua cultura: perché il Neanderthal non era un ominide privo di parola, costretto a soccombere di fronte alla "superiorità" dell'Homo Sapiens ma una creatura che aveva sviluppato uno spiccato senso artistico e che aveva già un culto dei morti ben radicato, come hanno testimoniato ritrovamenti effettuati nelle sepolture.

Insomma, "l'esperimento" finirebbe per rivestire un grande interesse anche sotto il profilo antropologico-culturale. Mettiamo il caso che il professor George Church (o chi per lui) riesca ad iniettare DNA di neanderthalensis nelle cellule staminali di un embrione umano, impiantare poi successivamente tale embrione nell'utero della «donna coraggiosa» ed aspettare i tempi della natura, se possibile: ammettiamo che il piccolo nasca in buona salute e cresca nella società moderna, come interagirebbe con i propri, più o meno, simili? Assisteremmo alla messa al mondo una vera e propria coorte di Neanderthal che finirebbero per creare una società autonoma, come immaginava tra il serio e il faceto il Professor Church? Il valore plasmante della cultura annullerebbe anche le differenze genetiche esistenti tra il sapiens e il neanderthal, oppure assisteremmo ad una sorta di scontro tra due mondi lontani e, probabilmente, inconciliabili? Confrontarci con questo remoto "parente", insomma, ci aiuterebbe a conoscere meglio anche noi stessi? Domande che bisognerebbe forse iniziare a porsi nell'eventualità che tale clonazione diventi, un giorno, tecnicamente possibile.

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