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Celiachia, verso la diagnosi con un semplice test del sangue: com’è possibile

Un team di ricerca internazionale guidato da scienziati australiani ha individuato la “firma” biologica della celiachia, ovvero specifici biomarcatori che emergono nei pazienti colpiti dalla malattia dopo aver consumato il glutine. L’obiettivo è rivoluzionare il metodo diagnostico, avvalendosi di un semplice test del sangue per rilevare la celiachia.
A cura di Andrea Centini
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Credit: Photoshop Tofs
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Un semplice test del sangue per diagnosticare la celiachia è sempre più vicino grazie a una nuova e promettente ricerca. Gli scienziati hanno infatti individuato alcuni marcatori biologici che emergono a poche ore dall'ingestione del glutine, i cui livelli possono essere predittivi della malattia. La celiachia è un'infiammazione cronica dell'intestino tenue che a lungo termine può avere conseguenze gravissime per la salute dei pazienti, ma si stima che in moltissimi ne soffrano senza saperlo. Solo in Italia i malati di celiachia non diagnosticati sarebbero ben 400mila. Un semplice test del sangue per la diagnosi potrebbe ribaltare completamente questa situazione e determinare enormi benefici non solo per la salute dei pazienti, ma anche sulle casse del sistema sanitario, che investe moltissimo per trattare le conseguenze della criptica patologia.

La ricerca. A individuare la “firma” biologica della celiachia è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Walter and Eliza Hall Institute of Medical Research di Parkville, Australia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Massachusetts General Hospital di Boston, dei dipartimenti di Medicina e Pediatria dell'Università di Chicago, del KG Jebsen Celiac Disease Research Center dell'Università di Oslo (Norvegia) e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Jason Tye-Din, gastroenterologo presso l'Ospedale Reale di Melbourne e capo ricercatore all'istituto australiano, hanno coinvolto nello studio numerosi volontari celiaci e hanno analizzato sangue e reazioni dopo averli sottoposti a due trattamenti diversi; ingestione di una bevanda a base di farina di grano o iniezione di peptidi di glutine sottopelle.

I risultati. Poiché nei malati di celiachia la presenza del glutine in circolo determina una reazione del sistema immunitario, che è alla base degli effetti gastrointestinali (come nausea, vomito, dolori addominali e così via), Tye-Din e colleghi si sono concentrati sui livelli delle citochine, le molecole che si sviluppano nel processo infiammatorio. Ebbene, hanno osservato che a sole due ore dall'ingestione di glutine i celiaci hanno mostrato livelli sensibilmente superiori delle citochine IL-2 (interleuchina-2) e IL-8, e a quattro ore anche di IL-10. Maggiori erano gli effetti gastrointestinali negativi e più alte erano le concentrazioni di queste molecole. Ciò significa che potrebbe essere possibile diagnosticare la patologia attraverso un semplice test del sangue, in grado di evidenziare i livelli queste citochine a poche ore dall'ingestione di un solo pasto con glutine. I metodi diagnostici moderni prevedono invece il consumo di glutine per più settimane consecutive, diversi test del sangue e infine il prelievo di una biopsia dall'intestino tenue, un intervento invasivo che rappresenta la “prova del nove”. Gli autori della ricerca continueranno a lavorare per mettere a punto l'ambizioso test. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Science Advances.

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