I parassiti nematodi del genere Toxocara possono scatenare una zoonosi – una parassitosi trasmissibile dagli animali – nota col nome di toxocariasi, un'invasione di larve nell'organismo che può attaccare occhi, fegato, cuore e polmoni producendo danni di varia gravità. Secondo uno studio condotto dai Centri per il controllo delle malattie (CDC) degli Stati Uniti, inoltre, può avere un impatto anche sull'apprendimento e sullo sviluppo cognitivo. Ad amplificare il rischio di entrare in contatto con le uova del parassita, il fatto che si trovano anche nelle feci dei due migliori amici dell'uomo, ovvero cani e gatti (quando sono infetti). Per questa ragione si ritiene che parchi e giardinetti pubblici possano rappresentare un serio pericolo soprattutto per i più piccoli, i principali bersagli della zoonosi. Basti pensare che in un'indagine condotta in 21 parchi di New York le uova sono state trovate in 9 di essi. In base a un altro studio pubblicato sulla rivista Clinical Infectious Diseasesben ben 16 milioni di americani (il 5 percento del totale) le hanno ingerite, dato che presentano gli anticorpi nel sangue.

Il parassita Toxocara.

I nematodi del genere Toxocara sono vermi di colore bianco e crema le cui femmine possono raggiungere la ventina di centimetri da adulte. Quelli che interessano l'uomo come agente patogeno sono il Toxocara canis e il Toxocara cati, rispettivamente parassiti del cane e del gatto. I nematodi infestano principalmente gli animali randagi. Gli esemplari adulti dei parassiti si localizzano nell'intestino, mentre le larve hanno un ciclo che le può portare a invadere vari distretti dell'organismo. Le uova di Toxocara si concentrano nelle feci, ed è proprio entrando in contatto con esse o con acqua contaminata che possono essere trasmesse all'essere umano. La trasmissione può avvenire anche toccando oggetti contaminati da mosche posatesi sulle feci degli animali oppure mangiando carne cruda, in particolar modo le cosiddette frattaglie.

Toxocara cati. Credit: Beentreein foto: Toxocara cati. Credit: Beentree

Cos'è la toxocariasi.

Ingerendo le uova di Toxocara ci si può ammalare della parassitosi chiamata toxocariasi. Le uova, una volta raggiunto l'intestino, dopo un periodo di incubazione di 2-6 settimane si schiudono e rilasciano le larve. Fortunatamente nell'essere umano esse non possono completare il proprio ciclo vitale, dunque non si sviluppano i vermi da venti centimetri, tuttavia riescono a perforare la parete intestinale e a migrare in diversi distretti dell'organismo. La quantità di larve e gli organi colpiti determinano la gravità della parassitosi.

I sintomi della toxocariasi.

La maggior parte delle infezioni provocate da Toxocara sono asintomatiche, soprattutto negli adulti, ciò nonostante può presentarsi una vasta gamma di sintomi, qualora le larve riuscissero a proliferare nell'intestino, bucare la parete e migrare attraverso il corpo dell'ospite. Fra i più comuni vi sono mal di testa, tosse, febbre, dolori addominali, difficoltà a dormire e cambiamenti nel comportamento. Altre conseguenze possibili sono respiro sibilante, epatomegalia, linfoadenite, perdita di peso, eruzioni cutanee e altro ancora. I danni più seri si producono quando le larve iniziano a danneggiare i tessuti invasi; per quanto concerne quello polmonare, ad esempio, possono emergere broncospasmo e infiammazione polmonare cronica. Le larve che riescono a entrare negli occhi, eccezionalmente, possono portare a granulomi retinici, strabismo, distacco della retina e persino alla cecità. La zoonosi può provocare anche problemi di apprendimento e disturbi a livello cognitivo.

Toxocara canis. Credit: Joel Millsin foto: Toxocara canis. Credit: Joel Mills

Diagnosi.

Diagnosticare la toxocariasi non è semplice e spesso i sintomi di base vengono confusi con quelli di altre patologie. Il metodo più efficace sarebbe il rilevamento delle larve del nematode nelle biopsie, tuttavia non sempre risultano visibili. Esistono diversi test seriologici non molto specifici chiamati PCR ed ELISA, ma il loro successo è legato al numero di larve presenti nell'organismo (più è alto, minore è il rischio di falsi positivi).

Cura.

La toxocariasi, fortunatamente, si risolve da sola entro sei mesi dall'infezione, molto spesso senza presentare alcun sintomo evidente. Nei casi manifesti, si procede normalmente con farmaci antiparassitari come albendazolo, mebendazolo, tiabendazolo o dietilcarbamazina associati ad antiinfiammatori. In base agli organi invasi dalle larve, si può procedere con fotocoagulazione, rimozione chirurgica (in particolar modo dei granulomi), somministrazione di corticosteroidi e altre terapie.

[Credit: pgbsimon]