CSIRO
in foto: CSIRO

A circa 400 chilometri di distanza dalla costa orientale della Tasmania (Australia) è stato scoperto un vero e proprio “mondo perduto” sommerso, un paesaggio vulcanico di rara bellezza che pullula di vita. Per gli scienziati dell'Università Nazionale Australiana (ANU) che l'hanno individuato – per puro caso – si tratta di un paradiso della biodiversità, in particolar modo per i cetacei e gli uccelli marini, attirati nell'area dall'abbondanza di prede. I picchi vulcanici, alcuni acuminati e altri piatti, favoriscono infatti la risalita dei nutrienti modificando il corso delle correnti oceaniche, dando vita a un ecosistema incontaminato vibrante e ricco.

Credit: Eric Woehler
in foto: Credit: Eric Woehler

Gli scienziati, una squadra di 25 studiosi guidati dalla dottoressa Tara Martin, erano nell'area per misurare i livelli di fitoplancton e nutrienti sottoposti agli effetti della Corrente dell'Australia orientale, quando il sonar a bordo della nave da ricerca scientifica Investigator del CSIRO (Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation) ha rilevato il meraviglioso paesaggio sommerso. Non è mai stato individuato fino ad oggi perché le vette più alte delle montagne vulcaniche, alte anche tre chilometri, si trovano a duemila metri sotto la superficie del mare, dunque per individuarle era necessario indagare con strumenti ad hoc.

Credit: Owen Foley
in foto: Credit: Owen Foley

Secondo gli scienziati il paesaggio vulcanico si è formato circa 30 milioni di anni fa, quando l'Australia – e l'isola della Tasmania – si separarono dall'Antartide. La mappatura ha rilevato i “contorni” di questo mondo perduto, ma sarà necessario tornare nell'area con telecamere di profondità e altri strumenti per avere un quadro preciso delle sue caratteristiche. Proprio per questo la Investigator guiderà altre due missioni di ricerca nei mesi di novembre e dicembre.

I primi rilievi sulla fauna indicano che siamo innanzi a un incredibile paradiso della biodiversità. Durante la spedizione Martin e colleghi hanno avvistato non meno di trenta megattere (Megaptera novaeangliae), oltre che un'ottantina di globicefali o balene pilota (Globicephala melas) e quattro specie di uccelli marini, tra i quali la procellaria gigante meridionale (Macronectes giganteus) e l'albatro sopracciglio nero (Thalassarche melanophrys).

L'ornitologo Eric Woehler che era a bordo dell'Investigator è sicuro che durante le prossime spedizioni verranno avvistate anche altre specie di uccelli, anche se i numeri “record” sono attesi per la fauna acquatica, tra vertebrati e invertebrati. Secondo gli studiosi questo mondo sommerso è un paradiso soprattutto per le balene, che potrebbero sfruttarlo come "autostrada" durante le migrazioni estive grazie all'abbondanza di cibo.