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in foto: Credit: qimono

Oltre al midollo osseo, il principale tessuto emopoietico, nel nostro organismo c'è un'altra “fabbrica” di cellule del sangue: l'intestino. Lo ha scoperto un team di ricerca americano guidato da studiosi del Columbia Center for Translational Immunology dell'Università Columbia, che hanno collaborato con i colleghi della Icahn School of Medicine at Mount Sinai e di altri istituti. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Megan Sykes, ricercatrice presso il Dipartimento di Medicina dell'ateneo newyorchese, hanno determinato che l'intestino può arrivare a produrre fino al 10 percento delle cellule del sangue che abbiamo in circolo. Si tratta dunque di una percentuale tutt'altro che trascurabile.

La scoperta è stata fatta studiando il cosiddetto “chimerismo ematico” nei pazienti che avevano subito un trapianto di intestino. In parole semplici, in seguito al trapianto i pazienti presentano nel proprio circolo cellule del sangue del donatore. Una certa quantità di queste cellule può essere osservata dopo il trapianto di qualsiasi organo, tuttavia in chi subisce un trapianto di intestino risultano essere più numerose. Dall'analisi condotta su 21 pazienti seguiti per cinque anni, Sykes e colleghi hanno trovato cellule staminali e progenitrici ematopoietiche (HSPC) del donatore non solo a livello della mucosa intestinale trapiantata, ma anche nell'intestino tenue, nei linfonodi e nel fegato.

Sapere che l'intestino può produrre cellule del sangue come il midollo osseo non è l'unica informazione interessante scoperta da ricercatori. Com'è noto il trapianto di intestino ha un elevato rischio di rigetto, circa del 50 percento, ed è per questo che i trapiantati debbono prendere potenti farmaci immunosoppressori. Per impedire che il proprio sistema immunitario aggredisca e distrugga il nuovo tessuto. Sykes e colleghi si sono accorti che i pazienti con un numero maggiore di cellule del sangue del donatore avevano un rischio inferiore di rigetto.

Ciò suggerisce che chi presenta questa condizione potrebbe essere trattato con meno farmaci immunosoppressori, che espongono a un elevato rischio di infezioni e ad altre patologie. Inoltre, arricchire gli organi da trapiantare con le cellule ematopoietiche del donatore potrebbe migliorarne la tolleranza e dunque abbattere i casi di rigetto. Insomma, non solo è stata scoperta una nuova attività funzionale dell'intestino, ma potrebbe essersi aperta una nuova strada verso trapianti più sicuri ed efficaci. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Cell Stem Cell.