LHC_cern_condotto

L’esistenza dell’antimateria, conglomerato di antiparticelle che corrisponderebbero alle particelle costituenti la materia ordinaria, venne ipotizzata nel corso dei primi del ‘900 e da allora numerosi gli esperimenti sono stati per individuare queste antiparticelle: nel 1959, ad esempio, Emilio Segrè ed Owen Chamberlain vinsero il premio Nobel grazie alla scoperta dell’antiprotone. Caratteristica dell’antimateria sarebbe quella di comportarsi in maniera simmetrica ed opposta rispetto alla materia, ammettendo che per questa siano valide le medesime leggi della fisica; essa ha, infatti, vita breve ed è difficilmente immagazzinabile, poiché, al primo contatto con la materia si annichilisce, generando energia.

In base alle conoscenze attuali, si suppone che nell’universo non esistano quantità significative di antimateria: le teorie correnti sembrano suggerire che, al momento del Big Bang, materia ed antimateria siano state prodotte nella medesima quantità e, dunque, annichilitesi a vicenda. La parte di materia sopravvissuta all’impatto è quella che ha formato il nostro universo: interesse degli scienziati è cercare di comprendere cosa abbia determinato la sua “vittoria” a discapito dell’antimateria.

Finalmente adesso questi quesiti potrebbero riuscire a trovare una risposta: pochi giorni fa, infatti, il Cern di Ginevra è riuscito ad intrappolare 300 atomi di anti-idrogeno per 1000 secondi, ovvero circa 16 minuti. Si tratta di un tempo record, giacché fino ad ora, lo stesso Cern, nel novembre del 2010, era riuscito a creare e ad "intrappolare" atomi di anti-idrogeno solo per poche frazioni di secondo, mentre i laboratori statunitensi di Brookhaven avevano creato l’anti-elio nell’aprile. Finalmente l’antimateria “tenuta ferma” potrebbe iniziare ad essere osservata e studiata.

Si riuscirà, dunque, a conoscere qualcosa di più di questa misteriosa realtà “al contrario” in cui gli elettroni hanno carica positiva e i protoni negativa? Gli studiosi sono fiduciosi ed ottimisti, se non altro per essere già riusciti a “catturare” per un tempo così lungo le particelle di anti-idrogeno, impendendo, grazie ad un sistema di cavi elettrici e campi magnetici, all’antimateria di entrare in contatto con la materia di cui è composto il macchinario, cosa che l'avrebbe immediatamente annichilita. Chissà che, adesso, non si possa venire a conoscenza di cosa sia questo inafferrabile "antimondo" verso il quale gli scienziati hanno sempre mostrato tanto interesse.