Crediti: Gabriel Pérez Díaz, Iac
in foto: Crediti: Gabriel Pérez Díaz, Iac

La violentissima esplosione di un lampo gamma, il fenomeno astronomico più potente noto agli scienziati, ha emesso la luce cosmica più brillante ed energetica mai osservata nello spazio. Per comprendere quanto sia stata potente, basti pensare che l'energia dei fotoni sprigionati ha raggiunto valori talmente elevati da superare di cento miliardi di volte quella della luce visibile. L'esplosione si è verificata il 14 gennaio del 2019 a 7 miliardi di anni luce dal nostro pianeta, tra le costellazioni della Fornace e dell'Eridano, facendo “drizzare le antenne” a numerosi telescopi, sia spaziali che sulla Terra.

Credit: Gabriel Pérez Díaz, Iac
in foto: Credit: Gabriel Pérez Díaz, Iac

Il fenomeno è stato chiamato dagli scienziati Grb 190114C, un nome tecnico legato alla data in cui è stato rilevato e all'acronimo di Gamma Ray Burst, il termine inglese per lampi gamma. I primi a carpirlo sono stati i telescopi Neil Gehrels Swift Observatory e Fermi Gamma-ray Space Telescope, entrambi installati su satelliti in orbita. Una volta rilevata l'esplosione, il sistema ha impiegato appena 22 secondi a inoltrare (tramite internet) le esatte coordinate agli scienziati di tutto il mondo che studiano simili eventi. In questo modo è stato possibile indirizzare prontamente verso quella direzione i telescopi terrestri progettati per lo scopo. Tra i primi a intervenire vi sono stati i due della collaborazione internazionale Magic, installati sull'isola di La Palma alle Canarie (Spagna). I due strumenti si attivano automaticamente quando arriva un segnale di allerta GRB, come indicato su Media Inaf dal dottor Antonio Stamerra dell’Inaf di Roma, uno dei portavoce della Magic. Nonostante pesino decine di tonnellate, sono riusciti a puntare la regione del cielo in cui si è sviluppata l'esplosione in appena 30 secondi; ciò ha permesso agli studiosi di analizzarla nel dettaglio in modo quasi istantaneo.

Crediti: Gabriel Pérez Díaz, Iac
in foto: Crediti: Gabriel Pérez Díaz, Iac

Gli strumenti sono così riusciti a catturare i fotoni alla più alta energia mai registrata, con un'intensità cento volte superiore a quella dei fotoni emessi dalla Nebulosa del Granchio, ovvero “la sorgente celeste più brillante conosciuta a queste energie”, ha spiegato su Media Inaf il dottor Alessio Berti. A rendere particolarmente interessante il fenomeno, vi è il fatto che fotoni a simili energie sprigionati da lampi gamma fino ad oggi erano stati solo teorizzati; adesso invece c'è una prova concreta e tangibile del fenomeno. Poiché l'emissione dei fotoni super energetici è durata per circa mezz'ora, c'è stato tutto il tempo per puntare la sorgente con strumenti in grado di analizzare tutte le lunghezze d'onda; ciò ha permesso di ottenere dati preziosissimi sulla sua origine.

La dottoressa Lara Nava dell'Inaf di Milano ha affermato che “il candidato favorito per spiegare l’emissione di altissima energia è il cosiddetto processo di Compton inverso, in cui i fotoni ricevono l’energia osservata da una popolazione di elettroni di energia ancora più alta che sono stati accelerati dall’esplosione”. I dettagli sull'analisi del fenomeno sono stati pubblicati in due articoli su Nature, che potete consultare cliccando qui e qui.