lobotomia

Si dice che sbagliando s’impara, e questo detto vale particolarmente in ambito scientifico: tante scoperte fondamentali sono nate da errori o piste sbagliate, come la teoria della relatività di Einstein, che beneficiò dello storico fallimento dell’esperimento di Michelson e Morley alla ricerca dell’etere, la fantomatica sostanza che avrebbe costituito l’universo. Ma esistono anche casi in cui certi errori sarebbe stato molto meglio non farli. Direzioni imboccate dalla ricerca scientifica che sarebbe stato meglio non perseguire. John Horgan, docente di storia della scienza allo Stevens Institute of Technology e pungente blogger per Scientific American, ha pensato di fare il verso a un celebre bestseller della divulgazione scientifica, I dieci esperimenti più belli di George Johnson, elencando i cinque peggiori esperimenti scientifici mai realizzati. Per fortuna meno di quelli elencati da Johnson, come a dire che, nonostante tutto, la cattiva scienza resta in minoranza.

Le lobotomie di Freeman

Inventata dal neurologo portoghese Egas Nomiz, poi premio Nobel, la lobotomia consisteva nel trapanare il cranio e distruggere il tessuto bianco all’interno dei lobi frontali dei pazienti, curando così le malattie mentali. In effetti i pazienti così trattati subivano un radicale cambiamento della personalità, che nella maggior parte dei casi, tuttavia, comprometteva irrimediabilmente le loro capacità intellettive. Tra i fanatici di questa tecnica, Walter Freeman jr. operò una lobotomia, nel 1941, a Rosemary Kennedy, sorella del futuro presidente degli Stati Uniti, John F. Kennedy. Il padre aveva richiesto l’intervento per “correggere” le sue disinibite attitudini sessuali, peraltro normalissime in una giovane di 23 anni, ma all’epoca considerate indecorose. Rosemary si tramutò in una sorta di vegetale, quasi incapace di parlare, costretta sulla sedia a rotelle e con lo sguardo perennemente perso nel vuoto. Successivamente Freeman perfezionò la lobotomia transorbitale, che consisteva nell’introdurre uno scalpello da ghiaccio nella cavità dietro l’orbita dell’occhio andando a incidere sul cervello. A bordo della sua “Lobotomobile”, negli anni ’50 Freeman girò gli USA eseguendo numerose operazioni del genere, che spesso necessitavano di un ricorso preventivo all’elettroshock. Diversi pazienti morirono subito dopo l’intervento. Solo nel 1967, quando un altro paziente morì per un’emorragia cerebrale, a Freeman vennero proibite altre operazioni. Alla fine degli anni ’70, la lobotomia venne vietata in tutti i paesi civili.

La bomba più potente del mondo

bomba_bikini

Gli americani la sperimentarono il 1° marzo 1954, nel test noto con il nome in codice “Castle Bravo”, e distrusse completamente l’atollo di Bikini, nella isole Marshall, nell’Oceano Pacifico. Si trattava della più potente bomba all’idrogeno sperimentata dagli Stati Uniti, dalla potenza di circa 15 megatoni, circa mille volte più distruttiva delle bombe atomiche sganciate su Hiroshima e Nagasaki nove anni prima. Le scorie radioattive raggiunsero l’atmosfera, viaggiando in tutto il mondo, contaminando gli abitanti delle altre isole dell’arcipelago e in maniera gravissima i pescatori della Daigo Fukuryu Maru, un peschereccio giapponese che stazionava a 80 miglia dal punto dell’esplosione. Uno dei membri dell’equipaggio morì di febbre da radiazioni alcuni mesi dopo. L’Unione sovietica seppe fare di meglio, testando nel 1961 la bomba Zar, dalla potenza di 50 megatoni, capacità distruttiva per fortuna mai superata. Le preoccupazioni riguardo gli effetti di tali immani esplosioni sull’atmosfera convinse pochi anni dopo i paesi del club nucleare a mettere al bando i test atomici.

I test sulla sifilide in Guatemala

SHAW CLINTON GORE

Una delle pagine più oscure e meno note della storia della scienza americana risale al periodo tra il 1946 e il 1948, quando alcuni scienziati USA finanziati dall’Istituto Nazionale per la Salute infettarono deliberatamente 1300 guatemaltechi con il morbo della sifilide e altre malattie veneree. Gli ignari sventurati erano malati mentali, carcerati, prostitute e soldati. L’anno scorso un reportage della BBC ha rivelato i tragici effetti di quegli esperimenti, che avvenivano o attraverso l’iniezione diretta dei batteri o attraverso il favoreggiamento di rapporti sessuali con prostitute affette da malattie veneree. In alcuni casi, i soggetti vennero trattati con antibiotici per testare la loro efficacia sulla sifilide, ma molti altri casi rimasero privi di trattamento. Tra i principali ricercatori sul campo vi era John Cutler, che successivamente prese parte all’analogo esperimento Tuskegee sulla popolazione nera dell’omonima cittadina dell'Alabama: lì a centinaia di ignari contadini afroamericani si impedì il trattamento antibiotico per curare la sifilide, al solo fine di verificare gli effetti della malattia su un organismo privo di trattamento. Il risultato fu la morte di numerose persone e la trasmissione della sifilide ai loro figli; l’esperimento si concluse nei primi anni ’70 quando una fuga di notizie portò il caso alla ribalta nazionale. Il triste precedente di quegli esperimenti era naturalmente costituito dagli studi del dottor Mengele sui prigionieri di Auschwitz durante il regime nazista: ricerche che l’Angelo della Morte, questo il suo soprannome, portò avanti su cavie umane utilizzando metodi sui quali è preferibile non dilungarsi.

Curare gli omosessuali con l’elettroshock

Psichiatra impegnato in ricerche pionieristiche sul potenziale della stimolazione elettrica del cervello in pazienti affetti da schizofrenia e altri tipi di disturbi mentali, Robert Health nel 1972 pubblicò sul Journal of Nervous and Mental Disease un caso entrato nella storia come “esperimento B-19”, dal nome che designava l’anonimo paziente, un giovane di 24 anni di tendenza omosessuale, con disturbi epilettici e dipendenza da droghe. Dopo aver ricavato un foro nel cranio del paziente, Heath applicò un elettrodo nella regione settale del cervello, considerata l’area che regola la sensazione del piacere. B-19 poteva sollecitare quell’area semplicemente premendo un bottone. Sebbene il giovane avesse sempre trovato ripugnante il genere femminile, attraverso la stimolazione elettrica raggiunse l’orgasmo guardando un film porno con rapporti eterosessuali e successivamente riuscì a portare a termine un rapporto sessuale con una prostituta fornita dallo stesso dottor Heath. Questi precisò nella pubblicazione che B-19 aveva risolto i suoi “problemi” di omosessualità realizzando una piena penetrazione e raggiungendo un orgasmo pienamente soddisfacente.

Il rischio degli antidepressivi sui bambini

prozac

Polemicamente, John Horgan conclude la sua rassegna con un interrogativo: “I giorni della cattiva scienza sono finiti?”. La risposta sembra essere negativa, a suo dire, considerando il modo assolutamente disinibito con cui oggi negli Stati Uniti – a differenza che in Europa – gli psichiatri prescrivono antidepressivi come il Prozac, ansiolitici come lo Xanax e altri tipi di stimolanti a centinaia di migliaia di minorenni: nel 2009 il numero di minorenni trattati con questo tipo di medicinali superava il mezzo milione, includendo anche bambini di appena due anni, con gravi rischi per lo sviluppo fisico e cerebrale. Nel 2005 l’Agenzia Europa dei Medicinali concluse uno studio sull’impiego di antidepressivi su bambini e adolescenti, affermando che “il comportamento correlato al suicidio (tentativo di suicidio e ideazione suicidaria) e l’ostilità (prevalentemente comportamento aggressivo, comportamento oppositivo e rabbia) sono stati osservati nelle sperimentazioni cliniche più frequentemente in bambini e adolescenti trattati con tali antidepressivi, rispetto a quelli che avevano ricevuto il placebo”. Da allora, in Europa tali medicinali non sono prescritti a minorenni “tranne che per le indicazioni espressamente approvate in tali fasce di età”.