Una nuova specie di squalo, la prima del 2019 ad essere descritta, potrebbe essere già estinta. È il caso curioso del Carcharhinus obsolerus, un pesce appartenente alla famiglia degli “squali balenieri” (da non confondere con gli imponenti squali balena) conosciuto solo per tre esemplari – conservati sotto etanolo – catturati oltre 80 anni fa nelle acque del Pacifico centrale occidentale attorno a Borneo, Vietnam e Tailandia.

Fino a qualche tempo fa si riteneva fossero esemplari di un'altra specie, ovvero del minacciatissimo squalo del Borneo (Carcharhinus borneensis), ma grazie a nuove indagini morfologiche i tre scienziati William T. White, Peter M. Kyne e Mark Harris hanno determinato che effettivamente si trattava di un'altra specie. Le differenze fra le due risiedono nel numero e nella forma dei denti, nell'assenza di alcuni pori dilatati e in altre caratteristiche anatomiche della testa.

Il Carcharhinus obsolerus è un piccolo squalo – la somigliante specie del Borneo arriva al massimo a 70 centimetri -, ha occhi grandi, silhouette affusolata e un “muso” tozzo. Non lo si vede in mare dagli anni '30 del secolo scorso, per questo gli studiosi del Commonwealth Scientific and Industrial Research Organisation (CSIRO), dell'Università Charles Darwin (Australia) e del F.F.C. Elasmobranch Studies della Florida ipotizzano la sua estinzione.

In realtà, per quanto sia improbabile la sua riscoperta nell'ambiente naturale, va tenuto presente che anche lo squalo del Borneo è sparito per circa 70 anni. Basti pensare che prima del 2004 l'ultimo esemplare era stato avvistato prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1937. Non a caso si tratta di una specie fortemente minacciata di estinzione, classificata con codice EN (in pericolo) nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura.

Gli autori dello studio sono rammaricati per la pochezza di dati sulla nuova specie appena descritta, con la concreta possibilità che sia estinta “prima che si possa ottenere una comprensione della sua piena distribuzione storica, della biologia, del ruolo dell'ecosistema e dell'importanza per la pesca locale”. La speranza di White e colleghi è che dalle prossime spedizioni scientifiche nel Pacifico giunga la bella notizia della riscoperta. Al momento dobbiamo “accontentarci” della descrizione pubblicata sull'autorevole rivista scientifica PloS ONE.

[Credit: PLoS ONE]