La capsula Dragon di SpaceX, caricata dall'equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale con ben due tonnellate di esperimenti, compresi topi ‘astronauti' per test sulla microgravità, è rientrata sulla Terra. Si tratta di un nuovo successo per la compagnia privata del magnate sudafricano naturalizzato americano Elon Musk, diventato partner d'eccezione per le massime agenzie spaziali internazionali, in particolar modo per la NASA.

La Dragon, che è stata sganciata dal laboratorio orbitante attraverso un braccio robotico manovrato dal nostro connazionale Paolo Nespoli e dal collega americano Randy Bresnik, ha impiegato sei ore per giungere sulla Terra ed è stata recuperata al largo della California, nel cuore dell'Oceano Pacifico, dove si è tuffata in perfetto orario alle 16:15 ora italiana del 17 settembre.

Nella navetta, un vero e proprio cargo delle stelle, sono stati stipati i risultati di numerosi esperimenti condotti negli ultimi mesi dagli equipaggi della Stazione Spaziale Internazionale, tra i quali anche i topi vivi del “Rodent Research-9” della NASA. Gli scienziati americani volevano analizzare gli effetti della microgravità su organi, tessuti e aspetti metabolici e fisiologici. In particolar modo si sono concentrati sui vasi sanguigni del cervello e dell'occhio e sulla perdita di cartilagine da specifiche articolazioni, come quelle dell'anca e del ginocchio.

Tra le due tonnellate di esperimenti rientrati sulla Terra vi erano anche i test effettuati per misurare gli effetti della microgravità sul tessuto polmonare, necessari per sviluppare farmaci all'avanguardia per terapie di nuova generazione. Attesissimi dagli scienziati anche i risultati degli esperimenti condotti sui cristalli di proteine coltivati nello spazio, che in microgravità crescono più efficacemente che sul nostro pianeta. L'esperimento si è concentrato soprattutto su una proteina implicata nel morbo di Parkinson; le informazioni ottenute aiuteranno i ricercatori a comprenderne meglio la struttura e disporre così di mezzi più efficaci per contrastare la patologia. Quest'ultimo esperimento è stato finanziato dalla Fondazione Michael J. Fox, creata nel 2000 dall'attore divenuto celebre con la saga di Ritorno al Futuro.