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in foto: Credit: meineresterampe

Nelle “capesante”, molluschi bivalvi di interesse commerciale, si accumulano miliardi di nanoparticelle di plastica in pochissime ore. Lo ha dimostrato un team di ricerca internazionale guidato da studiosi dell'Università di Plymouth, Regno Unito, che hanno collaborato con i colleghi dell'Elpinstone Research Center, dell'Institut des Sciences de la Mer dell'Università del Quebec (Canada) e dell'Università Heriot-Watt di Edimburgo (Scozia).

Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Maya Al Sid Cheikh, docente presso la Scuola di scienze biologiche e marine dell'ateneo britannico, sono giunti a questa conclusione dopo aver esposto esemplari di Pecten maximus (una grossa capasanta atlantica) per 6 ore a concentrazioni di nanoparticelle plastiche simili a quelle presenti nell'ambiente. Dopo il test nell'intestino dei molluschi sono state trovate miliardi di nanoparticelle da 250 nanometri (0,00025 millimetri), e particelle molto più piccole da 20 nanometri (0,00002 millimetri) sono state trovate in numerosi altri organi e tessuti dell'organismo. Fra essi branchie, reni, muscoli e altro ancora. “Lo studio dimostra che le nanoparticelle possono essere assorbite rapidamente da un organismo marino, e che in poche ore vengono distribuite attraverso la maggior parte degli organi principali”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio. Le particelle di nanopolystyrene sono state marcate al carbonio per essere rilevate con un apposito esame.

Dopo aver spostato gli esemplari in acqua pulita, la professoressa Al Sid Cheikh e i colleghi hanno effettuato nuove misurazioni, scoprendo che le nanoparticelle da 20 nanometri non erano più rilevabili solo dopo due settimane, mentre quelle da 250 nanometri permanevano per ben 48 giorni prima di sparire. “Questo è uno studio innovativo, sia in termini di approccio scientifico che di scoperte”, ha dichiarato il professor Richard Thompson, a capo dell'International Marine Litter Research Unit dell'Università di Plymouth. “Abbiamo esposto le capesante alle nanoparticelle solo per alcune ore, e pur essendo trasferite in acqua pulita, le tracce erano ancora presenti diverse settimane dopo. Capire le dinamiche di captazione e rilascio delle nanoparticelle e la loro distribuzione nei tessuti corporei è essenziale se vogliamo comprendere qualsiasi potenziale effetto sugli organismi”, ha aggiunto lo studioso.

Gli ha fatto eco il professore di tossicologia ambientale Ted Henry, sottolineando che “comprendere se le particelle di plastica sono assorbite attraverso le membrane biologiche e si accumulano all'interno degli organi è fondamentale per valutare il rischio che tali particelle rappresentano per l'organismo e la salute umana”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Environmental Science and Technology.