Chi fuma marijuana ogni giorno potrebbe avere un rischio maggiore di sviluppare il cancro ai testicoli. Per i consumatori di lungo corso, che fumano cannabis da 10 anni o più quotidianamente, tale rischio sarebbe del 36 percento superiore rispetto a chi non ne fa uso. A determinarlo è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati dell'Istituto di ricerca e istruzione della California del Nord, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Medicina presso l'Università della California, del San Francisco Veterans Affairs Medical Center, del Memorial Sloan Kettering Cancer Center e del Weill Cornell Medical College di New York.

I ricercatori, coordinati dal professor Mehrnaz Ghasemiesfe, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver condotto una meta-analisi e una revisione sistematica dei dati provenienti da 25 studi – tutti in lingua inglese – condotti tra il 1° gennaio 1973 e il 30 aprile del 2019. Tutte le ricerche erano volte a individuare l'associazione tra l'uso di marijuana e il potenziale rischio di sviluppare alcune forme di cancro. Tra quelle prese in considerazione, il cancro ai polmoni, il carcinoma a cellule squamose della testa e del collo, il carcinoma a cellule squamose orale e il tumore a cellule germinali del testicolo (TGCT). Incrociando tutti i dati non è emersa alcuna relazione statistica tra il consumo quotidiano di cannabis e lo sviluppo delle varie neoplasie, ad eccezione del cancro ai testicoli. Come indicato, chi fuma cannabis ogni giorno da 10 anni o più avrebbe un rischio di un terzo superiore rispetto a chi non ne fa uso.

Come spiegato a Insider dal dottor Jeffrey Chen, direttore della Cannabis Research Initiative presso l'Università della California di Los Angeles, questa possibile associazione sarebbe legata al fatto che quando si brucia un qualsiasi tipo di pianta “si creano significativamente più agenti cancerogeni”. Insomma, il rischio potenziale sarebbe scaturito dal processo di combustione e non dai principi attivi presenti nella cannabis, come il tetraidrocannabinolo o THC. I risultati dovranno essere comunque confermati da indagini più approfondite; i “semplici” studi statistici di associazione, infatti, non presentano alcun rapporto di causa-effetto (in pratica non dicono perché la cannabis causerebbe il cancro ai testicoli), inoltre sono stati presi in considerazione studi molto vecchi che probabilmente non rappresentano le abitudini di consumo odierne. Resta tuttavia significativo il dato che non sono stati trovati legami chiari con altre neoplasie, mentre ne è emerso uno col TGCT.

Recentemente scienziati del Medical Marijuana Research Institute di Tempe (Arizona) hanno dimostrato che inalare l'olio di cannabis vaporizzato potrebbe esporre i consumatori a sostanze potenzialmente cancerogene, mentre studiosi della Queen Mary University di Londra hanno determinato che il cannabidiolo (CBC), un altro principio attivo della cannabis, se associato a chemioterapia aumenta di tre volte la sopravvivenza dei topi malati di cancro al pancreas. I dettagli della nuova ricerca americana intitolata "Association Between Marijuana Use and Risk of Cancer" sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica JAMA (Journal of American Medical Association) Network.