L'alterazione di un meccanismo di riparazione dei difetti del DNA è alla base del "caos genetico" che si scatena all'interno delle cellule malate di alcune forme di cancro più aggressive e letali. In parole semplici, quando questo sistema di riparazione fallisce, il materiale genetico (cioè i cromosomi) si riassembla in modo disordinato e anomalo, dando vita a tumori sensibilmente più pericolosi. Adesso che gli scienziati conoscono uno dei fattori che scatena il suddetto caos, si potrà provare ad arrestarlo con una famiglia di farmaci calibrati ad hoc.

A scoprire il meccanismo è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Centro tedesco per la ricerca sul cancro (Dkfz), che hanno collaborato con i colleghi del Boston Children's Hospital, del St. Jude Children's Research Hospital, dell'Università Medica di Lodz (Polonia) e di altri istituti sparsi per il mondo. Gli scienziati, guidati dalla professoressa Aurelie Ernst, ricercatrice presso la Divisione di genetica molecolare dell'istituto tedesco, hanno osservato che questo “disastro genetico” – tecnicamente chiamato cromotripsi – si presenta nel 20-30 percento di tutti i tumori, ma fino ad oggi non si sapeva cosa fosse a determinarlo.

Per determinarlo Ernst e colleghi hanno condotto alcuni esperimenti con modelli murini (topi) geneticamente modificati, nei quali hanno rimosso gli “attrezzi” che la cellula utilizza per riparare i difetti del DNA. I topi hanno sviluppato gravi forme di cancro (maligne) al cervello come medulloblastomi e gliomi di alto grado, tutti caratterizzati da cromotripsi elevata. Questo caos genetico era legato alla presenza di copie extra dell'oncogene chiamato Myc, che catalizza la crescita e la divisione cellulare. In pratica, la riparazione del DNA danneggiata si trasferisce di cellula in cellula con centinaia di mutazioni a causa dell'intervento del Myc, che funge in da motore per il pericoloso caos genetico, caratterizzato da cromosomi danneggiati e piegati. L'intervento del Myc è stato osservato anche nell'uomo, nello specifico nelle cellule di melanomi, tumori del cervello e del seno.

Fortunatamente ci sono farmaci che possono “combattere specificamente le cellule tumorali che nascondono tali difetti”, ha dichiarato l'autrice principale dello studio. Fra essi ci sono i cosiddetti inibitori di PARP già approvati, ma potrebbero essere create altre sostanze con un'azione analoga, che non colpisce le cellule sane. I dettagli della ricerca, cui dovranno seguire ulteriori studi di approfondimento e test clinici, sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Communicatons.