Il cancro possiede un meccanismo naturale in grado di bloccare le metastasi, le cellule ‘impazzite' responsabili di tumori secondari nell'organismo e, più in generale, della letalità della malattia. In parole semplici si tratta di un ‘freno' che attiva il sistema immunitario e lo rende capace di arrestare la capacità di attecchimento delle cellule malate provenienti dal tumore primario. Riuscire a controllare questo processo biologico – attraverso farmaci mirati – potrebbe aiutare i ricercatori a bloccare completamente la proliferazione delle metastasi, riducendo di conseguenza i tassi di mortalità. A scoprire il meccanismo un team di ricerca del Garvan Institute of Medical Research (Australia), che ha collaborato a stretto contatto con colleghi americani dell'Università di Harvard, del Brigham and Women's Hospital, del Dana-Farber Cancer Institute di Boston e del Massachusetts Institute of Technology, meglio conosciuto con l'acronimo di MIT.

Ma come funziona questo ‘freno'? Gli studiosi, coordinati dalle professoresse Christine L. Chaffer e Sandra S. McAllister, hanno individuato il meccanismo nei topi malati di cancro alla mammella. I suoi effetti sembrano tuttavia essere presenti anche nell'essere umano. Studiando i modelli animali, i ricercatori hanno scoperto che la massa cancerosa produce una molecola chiamata interleuchina-1 beta (IL-1 beta); questa molecola attiva il sistema immunitario e fa diffondere le cellule immunitarie in tutto l'organismo a seguito di una risposta infiammatoria provocata dal tumore stesso. Quando le cellule immunitarie raggiungono le metastasi, le ‘congelano' prima che riescano ad attecchire sui tessuti e a generare un tumore secondario. “Quando queste cellule metastatiche si stanno assestando, prima dell'avvio di un nuovo tumore, sono particolarmente vulnerabili – ha spiegato la professoressa Chaffer – perché si trovano in uno stato intermedio e la loro identità non è molto solida. È a questo punto che il sistema immunitario può intervenire”. Il tumore primario, sostanzialmente, attivando questa sorta di freno blocca la propria diffusione e risulta molto meno letale.

Chaffer e colleghi hanno verificato la presenza della stessa risposta immunitaria nelle cellule di 215 donne malate di carcinoma mammario avanzato e ad alto rischio di sviluppare metastasi, scoprendo che quelle con alti livelli di interleuchina-1 beta avevano tassi maggiori di sopravvivenza. Ciò suggerisce che il freno biologico sia presente anche nell'essere umano. Riuscire a controllarlo attraverso farmaci mirati potrebbe dar vita a un metodo per sopprimere la diffusione delle metastasi in tutti i tipi di cancro al seno, con la speranza di poter agire anche su altre tipologie di neoplasie. La scoperta dei ricercatori australiani e americani ha anche un impatto sullo sviluppo di una nuova famiglia di farmaci antitumorali, in grado di inibire il recettore dell'interleuchina-1 beta. Come spiegato all'ANSA dal professor Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione Nuovi Farmaci dell'Istituto Europeo di Oncologia (Ieo) e docente di oncologia all'Università di Milano, “alla luce di questi nuovi risultati, è infatti possibile ipotizzare che il loro utilizzo combinato con la chemioterapia si riveli un pericoloso boomerang, perché se da un lato riesce a ridurre il volume del tumore primario, dall'altro rischia di facilitare lo sviluppo di metastasi a distanza”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Cell Biology.