Per non farsi colpire dalle cellule del sistema immunitario, diversi tumori sfruttano una sorta di potente segnale di disturbo che fa da esca, impedendo di fatto la mobilitazione dei “soldati” del nostro organismo. Ora gli scienziati non solo sono riusciti a identificare questo “jammer” biologico, ma sono stati in grado anche di aggirarlo grazie a una versione modificata di una proteina, permettendo la corretta segnalazione alle cellule immunitarie e il conseguente attacco alle cellule tumorali. Testata su topi malati di cancro, la proteina ha favorito l'aggressione del sistema immunitario su diverse neoplasie, anche quelle considerate resistenti alle immunoterapie, ottenendo una significativa riduzione delle masse tumorali e in alcuni casi anche la completa eradicazione. Questa proteina prodotta in laboratorio potrebbe dunque rappresentare una svolta nella lotta al cancro.

A identificare e aggirare il segnale di disturbo prodotto dai tumori è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati della Scuola di Medicina dell'Università di Yale, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Oncologia dell'Università della Navarra di Pamplona (Spagna) e del Dipartimento di Patologia presso il prestigioso Centro Medico Langone dell'Università di New York. Gli scienziati, coordinati dal professor Aaron Ring, docente di Immunobiologia e Farmacologia presso l'ateneo di Yale, si sono concentrati su una citochina chiamata interleuchina 18 (IL-18), nota per la spiccata capacità di stimolare il sistema immunitario, in particolar modo le letali cellule T e “Natural Killer” per colpire le infezioni.

Grazie a queste virtuosa proprietà, diverse aziende farmaceutiche hanno provato ad utilizzare IL-18 per colpire i tumori – del resto l'immunoterapia rappresenta una delle nuove frontiere in oncologia -; sfortunatamente la sperimentazione sui pazienti oncologici non ha dato alcun beneficio. Ring e colleghi sospettavano che vi fosse una sorta di un segnale prodotto dai tumori che impediva all'interleuchina 18 di compiere il proprio dovere, ed è proprio ciò che hanno scoperto. Si tratta della “proteina legante l'interleuchina-18” o IL-18BP, una vera e propria esca che impedisce a IL-18 di legarsi al recettore e attivare le cellule immunitarie contro il cancro.

Per aggirare questo "ostacolo", gli scienziati hanno prodotto centinaia di varianti di IL-18, fino a identificarne una che era in grado di legarsi al recettore immunitario ma non alla proteina esca. In parole semplici, grazie a questa forma sintetica della IL-18 si riesce a silenziare il segnale di disturbo e a mobilitare le cellule immunitarie contro i tumori. Come indicato, l'IL-18 modificata è stata testata su topi malati di cancro, e ha dimostrato di ridurre la crescita delle masse tumorali, oltre che di eradicarle completamente in alcuni casi. Il composto è risultato efficace anche nei tumori che normalmente resistono all'immunoterapia.

Come sempre ricordiamo che i topi non sono esseri umani, e i risultati ottenuti in laboratorio molto spesso non danno i frutti sperati su di noi; in questo caso, tuttavia, gli scienziati sono molto ottimisti sui potenziali benefici clinici che potrà offrire la proteina modificata. I primi test sull'uomo dovrebbero iniziare il prossimo anno. I dettagli della ricerca “IL-18BP is a secreted immune checkpoint and barrier to IL-18 immunotherapy” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.