In occasione dell'ultimo meeting della American Society of Clinical Oncology, tenutosi nei giorni scorsi a Chicago, sono stati presentati i risultati di un promettente test che è in grado di individuare la presenza del cancro attraverso un semplice esame del sangue. Sviluppato dalla Grail, una società costituita lo scorso anno e finanziata con centinaia di milioni di dollari anche da noti filantropi, come il fondatore di Amazon Jeff Bezos e il fondatore di Microsoft Bill Gates, il test si differenzia sensibilmente da quelli analoghi in fase di sperimentazione presso altri laboratori, e può essere praticamente considerato una ‘biopsia liquida'.

La normale biopsia prevede il prelievo di un pezzetto di tessuto da analizzare per la successiva diagnosi; si tratta di una procedura che, molto spesso, risulta essere altamente invasiva e dolorosa, e che naturalmente richiede la presenza di una massa sospetta dietro la quale potrebbe celarsi un tumore. La biopsia liquida è invece un semplicissimo prelievo di sangue, che attraverso l'analisi delle mutazioni dei geni permette di individuare potenziali tracce del DNA tumorale circolante (ctDNA), ovvero i frammenti di DNA riversati dal tumore nel flusso sanguigno. Il dettaglio che fa la differenza risiede nel fatto che queste tracce vengono rilasciate anche quando le persone non presentano i sintomi della malattia; il test, dunque, potrebbe rappresentare una vera e propria rivoluzione nella diagnosi precoce, potendo individuare la presenza del cancro anni prima della sua manifestazione sintomatologica.

I ricercatori, coordinati dal professor Pedram Razavi del Centro Memorial Sloan Kettering, hanno prelevato 124 campioni di sangue provenienti da pazienti affetti da cancro al seno, cancro al polmone e cancro alla prostata, alcuni dei quali in fase avanzata e metastatica, e li hanno scansionati per oltre 500 distinte mutazioni geniche. Il metodo, estremamente approfondito, ha prodotto dati cento volte superiori rispetto ad altre tecniche di sequenziamento. Nei tre tipi di tumore sono state rilevate 864 modifiche genetiche, delle quali ben il 73 percento è stato trovato anche nel DNA delle cellule del sangue, nello specifico globuli bianchi. Nell'89 percento dei casi la stessa mutazione era presente sia nel sangue che nel tumore, un dato particolarmente significativo che balzava fino al 97 percento nel caso del cancro al seno. Saranno naturalmente necessarie ulteriori indagini per affinare il test, ma è molto probabile che, visti i risultati, in futuro esso possa diventare un esame di routine e salvare moltissime vite. I risultati del test, estremamente promettenti, sono stati pubblicati anche sul Journal of Clinical Oncology.