Le cellule tumorali bersagliate dai farmaci, anche quelli di ultima generazione, possono sviluppare una resistenza analoga a quella dei batteri in risposta agli antibiotici, che permette loro di sopravvivere alla terapia. È anche a causa di questo processo che si presentano le recidive, spesso più aggressive del tumore originale. Sino ad oggi si pensava che piccoli gruppi di cellule resistenti ai farmaci fossero già nel cuore della massa tumorale; grazie a una nuova ricerca sappiamo tuttavia che la resisenza può svilupparsi anche durante la terapia, favorita da un processo chiamato mutagenesi adattativa, un accumulo di mutazioni nel codice genetico del cancro che, in modo non dissimile ai già citati batteri, si fortifica e adatta a contrastare le molecole dei farmaci.

A scoprire questo processo, che apre nuove porte sulla possibilità di cura del cancro, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati italiani del Candiolo Cancer Institute – FPO–IRCCS di Candiolo (Piemonte). Hanno lavorato al progetto l'Università di Torino, la Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro ONLUS, il Niguarda Cancer Center presso il Grande Ospedale Metropolitano Niguarda (Milano), l'Università degli Studi di Milano, l'IFOM-FIRC Institute of Molecular Oncology e la Scuola di Salute Pubblica T.H. Chan dell'Università di Harvard (Stati Uniti). Gli scienziati, guidati Mariangela Russo e Alberto Bardelli, hanno scoperto questo meccanismo del cancro conducendo esperimenti su cellule tumorali del carcinoma al colon-retto trattate con il farmaco cetuximab, un anticorpo monoclonale.

L'idea di indagare sulla resistenza del cancro è venuta agli scienziati italiani analizzando lo sviluppo dell'antibiotico resistenza dei batteri. Quando i microorganismi sono bersagliati da un farmaco, accelerano temporaneamente la capacità di mutare il proprio DNA; ciò permette loro di sviluppare mutazioni potenzialmente resistenti alla terapia, trasformandosi in cosiddetti super batteri. Le cellule tumorali, come hanno dimostrato quelle trattate con il cetuximab, si comportano in modo analogo. Quando vengono bersagliate dal farmaco, la maggior parte di esse muore, ma una parte sopravvive e in futuro può tornare più aggressiva di prima. I ricercatori del Candiolo e colleghi hanno scoperto che nelle cellule che sopravvivono si modificano i processi che regolano la riparazione del DNA; ciò porta a un accumulo di mutazioni che determina la resistenza alla terapia, sfociando infine nella recidiva della malattia.

Conoscere questo meccanismo, come spiegato dagli autori della ricerca, apre le porte alla possibilità di colpire la massa tumorale inizialmente con un primo farmaco (tradizionale), e in seconda battuta con un altro in grado di bloccare i processi che determinano l'accumulo delle mutazioni, e dunque di resistere e sopravvivere alla terapia. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science.