In occasione del recente meeting annuale dell'Associazione Americana di Oncologia (Asco), svoltosi la scorsa settimana a Chicago, ricercatori del Medical Center presso l'Università di Rochester hanno divulgato stime piuttosto preoccupanti sulla diffusione del cancro, che nel giro di una ventina di anni raggiungerà un vero e proprio picco nella popolazione anziana. In base ai dati pubblicati dall'equipe del professoressa Supriya Mohile, infatti, nel 2040 il 70 percento dei tumori verrà diagnosticato nei pazienti con più di 65 anni.

Il cancro, sebbene sia multiforme e colpisca – e uccida – a qualsiasi età, va considerata una famiglia di patologie strettamente connessa con l'invecchiamento. Non a caso, il rischio di ammalarsi dopo i 70 anni è quaranta volte superiore rispetto a quello di un giovane, ed è fino a quattro volte quello di un soggetto tra i 40 e i 59 anni, come ha sottolineato il professor Silvio Monfardini, direttore del Programma di Oncologia Geriatrica dell'Istituto Palazzolo-Fondazione Don Gnocchi di Milano. Quando si è anziani, infatti, a causa delle numerose divisioni cellulari i danni al DNA si accumulano inesorabilmente e aumentano le possibilità di mutazioni pericolose, senza dimenticare che l'organismo non possiede più la medesima efficacia nei processi di autoriparazione.

Il numero di diagnosi di cancro rispetto alla metà degli anni '70 è oggi dieci volte superiore negli anziani tra i 75 e gli 84 anni e addirittura 17 volte superiore in quelli che hanno 85 o più anni. Tenendo presente che in media, attualmente, il cancro colpisce una persona su tre e che in futuro la popolazione sarà sempre più anziana, in particolar modo in Italia dove la crescita demografica è ai minimi storici, si tratterà praticamente di un'epidemia. Questa la previsione del compianto oncologo Umberto Veronesi fatta nel 2014.

Alla luce delle suddette statistiche, il dettaglio più preoccupante risiede nel fatto che le cure innovative e la sperimentazione non sono praticamente mai plasmate sugli anziani, poiché essendo spesso colpiti da diverse patologie, sono considerati troppo a rischio per essere coinvolti nei trial clinici. Fortunatamente dei passi avanti si stanno facendo con la nanomedicina, ma molto di più dovrà essere fatto con la cosiddetta medicina personalizzata. Oltre ai fattori fisici, andranno tenuti in seria considerazione anche quelli psicologici e la probabile necessità di assistenza, temi particolarmente delicati quando si tratta di anziani.

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