Le concentrazioni di una proteina presente nel tessuto tumorale del cancro alla prostata possono indicare il rischio che la malattia sviluppi metastasi ossee, e che dunque sia più aggressiva e letale. La proteina, chiamata CCN3, è un potenziale biomarcatore in grado di prevedere in anticipo quale sarà l'evoluzione della diffusa neoplasia maschile, dando modo agli oncologi di intervenire di conseguenza. A individuare il ruolo della proteina è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati canadesi dell'Università McGill

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Peter M. Siegel, ricercatore presso il Goodman Cancer Research Centre dell'ateneo di Montreal, hanno determinato il ruolo predittivo di CCN3 dopo aver incrociato i dati clinici dei pazienti con cancro alla prostata e le loro concentrazioni della proteina. Siegel e colleghi hanno analizzato i campioni (biopsie) di 285 pazienti presenti in una biobanca, e hanno osservato che quelli con i livelli più elevati di CCN3 avevano un rischio superiore di sviluppare metastasi ossee e di morire per cancro alla prostata. I risultati sono stati confermati con un secondo esperimento, nel quale attraverso una tecnica chiamata istofluorescenza sono stati analizzati altri 1.259 campioni, recuperati da centri medici canadesi. Anche in questo caso i pazienti con maggiore espressione di CCN3 presentavano un rischio più elevato di sviluppare metastasi ossee e di recidiva dopo i trattamenti oncologici.

Come agisce CCN3. Secondo gli scienziati la proteina CCN3, conosciuta anche col nome di nefroblastoma sovraespresso (NOV), riesce a catalizzare lo sviluppo delle metastasi ossee a partire dal cancro alla prostata. Essa fa parte di un gruppo di proteine legate a numerosi e importanti processi biologici, che vanno dalla proliferazione cellulare alla formazione di vasi sanguigni. “Il nostro lavoro indica che CCN3 agisce per promuovere lo sviluppo delle metastasi ossee del carcinoma prostatico,  inoltre, sembra supportarne l'uso come biomarcatore che predice le metastasi all'osso, da verificare con ulteriori indagini”, ha dichiarato il professor Siegel. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The American Journal of Pathology.