Ricercatori italiani hanno scoperto batteri ricorrenti nel microbiota intestinale dei pazienti colpiti dal cancro al colon-retto; si tratta di veri e propri marcatori della malattia che potrebbero giocare un ruolo chiave nella sua comparsa ed essere sfruttati anche nella diagnosi precoce. Gli studiosi hanno anche scoperto che i pazienti con carcinoma intestinale, una delle neoplasie maligne più diffuse e letali al mondo, manifestano più copie di uno specifico gene. Sono tutte informazioni preziosissime nella lotta a questo male, che solo nel 2018 ha riguardato oltre 50mila nuove diagnosi nel nostro Paese.

Orgoglio italiano. La ricerca è stata guidata da scienziati del Laboratorio di Metagenomica computazionale del Cibio presso l'Università di Trento, che hanno collaborato con colleghi di istituti italiani ed esteri. Tra i centri di ricerca e gli atenei coinvolti lo IEO (Istituto europeo di oncologia) di Milano; il Dipartimento di Informatica dell'Università di Torino; l'Istituto italiano per la medicina genomica di Torino; l'Università di San Paolo del Brasile; il Centro Nazionale per la Ricerca su Cancro di Tokyo (Giappone) e il German Cancer Research Center di Heidelberg (Germania). La collaborazione di così tanti istituti è stata fondamentale poiché è stato possibile analizzare campioni provenienti da varie parti del mondo, una diversità che ha messo in evidenza la validità della scoperta.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dal professor Nicola Segata del Cibio, hanno analizzato un migliaio di campioni fecali di persone provenienti da vari Paesi attraverso una tecnica di metagenomica computazionale, che ha permesso di sequenziare in modo massivo il materiale genetico e classificare agevolmente la flora batterica. Come indicato, i ricercatori hanno individuato una decina di batteri ricorrenti nei pazienti colpiti dalla malattia, tra i quali il principale era il Fusobacterium nucleatum, già associato al carcinoma intestinale. Si tratta di un dato significativo poiché normalmente popolazioni con stili di vita e diete molto diverse hanno un microbiota intestinale specifico; per questo il gruppo di batteri ricorrente può essere considerato come un vero e proprio biomarcatore della neoplasia. Segata e colleghi hanno anche scoperto che i pazienti colpiti dal cancro al colon-retto avevano più copie del gene per l'enzima “cutC”; questo enzima è legato alla trasformazione della colina in trimetilammina, che a sua volta è stata associata alla malattia.

I risultati. Ciò che è stato scoperto in questo studio potrà aiutare gli scienziati soprattutto nella diagnosi precoce, come spiegato da Segata all'ANSA: “Il fatto che il microbioma rilevato nelle feci sia altamente predittivo della presenza della malattia è importante perché, combinato con altri test disponibili come quello del sangue occulto nelle feci, l'esame del microbiota potrebbe aumentare l'accuratezza diagnostica di test non invasivi”. Lo studioso ha aggiunto anche che ci vorrà del tempo prima di poter agire sul microbiota intestinale per migliorare le terapie già esistenti. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature Medicine.