Cervello. Credit: kalhh
in foto: Cervello. Credit: kalhh

Una proteina intimamente associata al morbo di Alzheimer e alla neurodegenerazione – chiamata proteina tau – riesce a “frenare” l'aggressività dei gliomi, rari tumori maligni del cervello che possono trasformarsi nei più letali glioblastomi. Questi tumori sono infatti noti per la loro nulla o scarsa risposta alla chemioterapia e ad altre terapie convenzionali, e solitamente determinano il decesso del paziente entro 15 mesi dalla loro diagnosi. Aver scoperto che la proteina tau può ostacolare l'aggressività di questi tumori non solo aumenta la comprensione della loro fisiopatologia, ma permette anche di ricercare nuovi farmaci che ne imitano l'azione e dunque di combattere il cancro.

A scoprire il legame tra proteina tau e i gliomi è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati spagnoli dell'Instituto de Salud Carlos III-UFIEC e del Centro de Biología Molecular “Severo Ochoa” (CSIC-UAM) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Università Francisco de Vitoria, del Dipartimento di Neurochirurgia presso l'Università del Michigan, dell'Istituto di Oncologia “Vall d'Hebron” di Barcellona e di numerosi altri istituti. Gli scienziati, coordinati dal professor Ricardo Gargini, biologo molecolare di origine argentina dell'Unità di Neuro-oncologia presso l'istituto madrileno, sono giunti alla loro conclusione dopo aver condotto esperimenti su tessuto cerebrale umano in vitro e modelli murini (topi) con cancro al cervello.

Gargini e colleghi sapevano che i pazienti che presentano un glioma con una mutazione di un gene chiamato isocitrato deidrogenasi 1 (IDH1) hanno una prognosi migliore di quelli che non la manifestano. In altri termini, vivono più a lungo. Gli scienziati hanno scoperto che questo gene riesce a stimolare la produzione della proteina tau, i cui grovigli “appiccicosi” assieme alle placche di beta amiloide si accumulano nel cervello di chi è colpito dalla neurodegenerazione del morbo di Alzheimer. La presenza della proteina, tuttavia, riesce a ostacolare la produzione di nuovi vasi sanguigni dei gliomi, impedendogli di fatto di accrescersi e rinvigorirsi. Ciò li rende meno aggressivi. La tau agisce rinforzando i microtubuli che sono alla base dello “scheletro” delle cellule, e in questo modo ostacola la produzione di nuovi vasi per la massa tumorale.

L'aspetto più interessante di questa scoperta risiede nel fatto che esistono farmaci come il taxolo – un principio attivo già utilizzato come chemioterapico – in grado di replicare l'azione della proteina tau, permettendo così un potenziale freno all'aggressività dei gliomi. I test su modelli murini e tessuto cerebrale umano sono incoraggianti, ma serviranno altri anni di studio e test di per passare alla sperimentazione clinica, cioè sull'uomo. Per questo Gargini e colleghi chiedono l'interesse delle case farmaceutiche, che potrebbero sviluppare altre molecole col medesimo principio d'azione della proteina tau, magari anche più efficaci. I dettagli della promettente ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Science Traslational Medicine.