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Ricercatori italiani hanno dimostrato con un test rivoluzionario per la diagnosi precoce che i forti fumatori non hanno tutti lo stesso rischio di ammalarsi di tumore al polmone, una malattia che nel nostro Paese uccide 80 persone al giorno, 34mila ogni anno. A raggiungere questo storico traguardo, che smonta quanto creduto in precedenza sulla possibilità di diagnosticare precocemente il carcinoma polmonare e che avrà ripercussioni significative su prevenzione e trattamento dei pazienti, è stato un team di ricerca guidato da scienziati della Fondazione IRCCS – Istituto Nazionale dei Tumori (INT) di Milano.

L'efficacia del test è stata dimostrata in seno allo studio BioMILD (Multicenter Italian Lung Detection), ed è legato ai risultati di un precedente studio pubblicato dallo stesso team sull'autorevole rivista scientifica Journal of Thoracic Oncology. In parole semplici, il test messo a punto dagli scienziati italiani si basa su due esami da condurre in sinergia: una TAC spirale toracica a basso dosaggio di radiazioni (LDCT) e il test microRNA su campioni di sangue, messo a punto dai ricercatori dell'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Si tratta di un test che va a “caccia” di piccole molecole rilasciate dal sistema immunitario e dai polmoni in presenza di carcinoma polmonare. Sulla base dei risultati del doppio screening è possibile determinare le probabilità di ammalarsi del paziente, associandolo a una categoria a basso, medio e alto rischio.

Gli scienziati italiani hanno coinvolto in un'indagine avviata nel 2013 circa 4mila partecipanti, tutti quanti forti fumatori. Il 70 percento dei pazienti aveva un'età superiore ai 55 anni e consumava in media un pacchetto di sigarette al giorno (venti “bionde”) da almeno trenta anni consecutivi; il restante 30 percento aveva un'età compresa tra i 50 e i 55 anni e fumava 30 sigarette al giorno, anch'esso da almeno 30 anni. Tutti quanti sono stati sottoposti al duplice esame. Il 58 percento è risultato negativo a entrambi i controlli; il 37 percento è risultato positivo a uno dei due esami e il 5 percento positivo a tutti e due gli esami. Il primo gruppo è stato classificato come a basso rischio, il secondo a medio rischio e il terzo ad alto rischio di sviluppare il carcinoma polmonare.

“La nostra ipotesi di partenza era che il rischio di ammalarsi per i forti fumatori non fosse omogeneo, cioè il medesimo per tutti. I risultati ci hanno dato ragione perché sulla base degli esiti della TAC e del test miRNA siamo stati in grado per la prima volta di profilare il rischio di malattia e di definire che, a parità di esposizione, il rischio biologico è diverso”, ha dichiarato il professor Ugo Pastorino, coautore dello studio e Direttore della Struttura Complessa di Chirurgia Toracica presso l'INT. Grazie a questo test si possono ottenere molteplici vantaggi; chi è a basso rischio, ad esempio, può essere sottoposto a un numero inferiore di TAC e a un programma di controlli meno intenso rispetto ai pazienti delle altre categorie di rischio. Tutti, spiegano i ricercatori, naturalmente vengono condotti verso un percorso di disassuefazione dal fumo, dato che smettendo di fumare si può ottenere una significativa riduzione del rischio di morire per carcinoma polmonare, fino al 50 percento. I dettagli sul rivoluzionario test sono stati presentati in seno alla ventesima Conferenza mondiale dell'International Association for the Study of Lung Center (IASLC), in corso di svolgimento a Barcellona.