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in foto: Credit: igorovsyannykov

Camminare all'indietro aiuta a migliorare la nostra memoria, in particolar modo quella a breve termine. La curiosa scoperta è stata fatta da un team di ricerca dell'Università di Roehampton, Regno Unito, che ha condotto una serie di sei interessanti esperimenti con oltre cento volontari. Gli scienziati, guidati dal dottor Aleksandar Aksentijevic, ricercatore presso il Dipartimento di psicologia dell'ateneo londinese, hanno determinato che i benefici mnemonici si ottengono anche semplicemente immaginando di camminare all'indietro.

Per giungere a queste conclusioni, Aksentijevic e i suoi colleghi (i dottori Elias Tsakanikos, Kaz Brandt e Michael Thorpe) hanno chiesto ai partecipanti di memorizzare diverse informazioni e successivamente ne hanno valutato la capacità di ricordarle. Nello specifico, i volontari hanno dovuto guardare in sequenza un video nel quale veniva rappresentata la scena di un crimine, un elenco di parole e una serie di immagini. Dopo i vari esercizi mnemonici è stato chiesto loro di eseguire azioni come camminare in avanti, camminare all'indietro, stare fermi o immaginare di camminare in avanti o all'indietro.

Dall'analisi statistica dei dati raccolti è emerso chiaramente che chi camminava all'indietro o immaginava di farlo ricordava più informazioni. “I risultati hanno dimostrato per la prima volta che il viaggio nel tempo mentale legato al movimento migliora le prestazioni mnemoniche per diversi tipi di informazioni. Abbiamo chiamato questo ‘effetto mnemonico del viaggio nel tempo'”, ha dichiarato il dottor Aksentijevic. Gli ha fatto eco il dottor Tsakanikos, sottolineando che questa scoperta può essere preziosa per aiutare le persone con deficit di memoria: “Esiste un enorme potenziale per lo sviluppo di questo effetto come intervento digitale per trattare i problemi di memoria negli adulti più anziani, e attualmente stiamo discutendo con gli sviluppatori di app”.

Ma come fa il movimento all'indietro (reale o immaginario) a migliorare la memoria? La ragione, spiegano gli studiosi, risiede nel fatto che la memoria “non è isolata dal restante sistema cognitivo”, e che non è “un dominio stagno il cui compito è conservare informazioni e renderle accessibili”, ma è una componente di un sistema “che mette insieme percezioni, pensieri e azioni”. In parole semplici, il movimento all'indietro – o il pensiero di compierlo – riesce ad attivare una sorta di viaggio mentale nel passato, che aiuta a riportare alla mente le informazioni immagazzinate in precedenza. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Cognition.