Entro il 2100 i cambiamenti climatici provocheranno devastazioni e sconvolgimenti sociali senza precedenti, se l'umanità non cambierà radicalmente – e rapidamente – il modo di produrre e consumare le risorse, limitando al massimo l'aumento delle temperature medie rispetto all'era preindustriale. È la sintesi dell'ultimo rapporto sul clima messo a punto dagli scienziati dell'Intergovernmental Panel for Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite, un folto gruppo di studiosi che attraverso l'analisi di ricerche scientifiche fornisce previsioni sull'impatto del riscaldamento globale. Quelle per i prossimi decenni sono tutto fuorché ottimistiche. Benché il rapporto completo verrà presentato soltanto il 25 settembre a Monaco, una bozza del documento con alcune anticipazioni è stata ottenuta dall'AFP.

Centinaia di milioni di sfollati. Se l'aumento delle temperature medie raggiungerà i 2 gradi centigradi, l'innalzamento del livello del mare che ne conseguirà potrebbe produrre fino a 280 milioni di sfollati, i cosiddetti migranti climatici. Un numero di persone immenso, che potrebbe comportare conseguenze sociali ingestibili su scala globale. Basti pensare alla necessità di occupare nuovi territori e alla richiesta di risorse alimentari e idriche, che continuano a ridursi a ritmi drammatici; non è difficile immaginare che si potrebbe arrivare a vere e proprie guerre per la sopravvivenza. “Anche se il numero (di sfollati ndr) sarà di 100 o 50 milioni entro il 2100, ciò rappresenta ancora una grave crisi e molta sofferenza umana”, ha dichiarato il Ben Strauss, scienziato a capo di Climate Central, un gruppo di ricerca americano. “Quando consideri l'instabilità politica che è stata innescata dagli odierni livelli di migrazione relativamente bassi, rabbrividisco nel pensare al mondo futuro quando decine di milioni di persone si stanno muovendo perché l'oceano sta divorando la loro terra”.

Temperature estreme. A catalizzare il riscaldamento globale dei prossimi decenni ci sarà anche lo scioglimento del ghiaccio, che offre una duplice protezione dall'aumento delle temperature. Se da un lato la superficie bianca e riflettente dei depositi ghiacciati proietta i raggi solari verso l'alto, limitando di fatto la “febbre” del pianeta, dall'altro trattengono enormi quantità di anidride carbonica intrappolate in epoche passate. Secondo gli scienziati dell'Intergovernmental Panel for Climate Change, se non limiteremo l'aumento delle temperature medie entro il 2100 si scioglierà il 30 percento del permafrost dell'emisfero settentrionale, il cosiddetto ghiaccio permanente, che libererà in atmosfera milioni di tonnellate di anidride carbonica, il principale dei gas serra. Si avvierà così un circolo vizioso che contribuirà ulteriormente a far impennare le temperature della Terra e a far sciogliere altro ghiaccio.

Alluvioni e tempeste devastanti. Secondo gli scienziati dell'IPCC i danni provocati dalle alluvioni e dalle super tempeste aumenteranno di 2 o 3 ordini di grandezza; in altri termini, questi fenomeni naturali saranno da cento a mille volte più catastrofici rispetto a quelli che viviamo al giorno d'oggi, già responsabili di tragedie e distruzioni immense.

L'inizio della fuga. Dalla fine del XIX secolo la temperatura media della Terra è aumentata di 1° centigrado, ma entro la fine del 2100 si potrebbe arrivare a un aumento di 2-3° centigradi, mentre l'Accordo di Parigi sul Clima prevede di arrestare questo aumento – nella migliore delle ipotesi – a 1,5° centigradi. “Se riscalderemo il pianeta di 2° centigradi, entro il 2100 saremo solo all'inizio di un viaggio in treno in fuga dell'innalzamento del livello del mare”, ha concluso il dottor Strauss.