Nel 2019 la temperatura degli oceani è stata la più alta mai registrata nella storia, risultando superiore di 0,075° centigradi rispetto alla media tra il 1981 e il 2010. Potrebbe apparire un aumento irrisorio, ma per far innalzare la temperatura di una massa d'acqua così enorme anche di pochissimo serve un quantitativo di calore immenso. Basti pensare che solo scorso anno gli oceani hanno assorbito 228 Zetta Joule di calore al di sopra della media, una cifra che non risulta immediata da comprendere, tenendo presente che lo Zetta si riferisce a un valore seguito da ben 21 zeri.

A determinare questo anomalo riscaldamento degli oceani, che prosegue ininterrottamente da un decennio a causa delle immissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Accademia Cinese delle Scienze, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del National Center for Atmospheric Research di Boulder (Stati Uniti), dell'Università di St. Thomas nel Minnesota, dell'Università Hohai di Nanchino, dell'Università Statale della Pennsylvania e di altri istituti americani e cinesi.

Gli scienziati, coordinati dal professor Lijing Cheng, docente dell'International Center for Climate and Environmental Sciences presso l'Institute of Atmospheric Physics (IAP) dell'Accademia cinese delle scienze, sono giunti alle loro conclusioni calcolando le temperature degli oceani (fino a 2mila metri di profondità) avvalendosi dei dati del World Ocean Database della National Oceanic and Atmospher Administration (NOAA). Come indicato, hanno stimato un'anomalia di 228 Zetta Joule nel 2019 rispetto alla media. Per far comprendere numeri come questo, il professor Cheng ha fatto un paragone con la bomba atomica esplosa su Hiroshima, che ha liberato un'energia pari a 63 trilioni di joule. Ebbene, Cheng ha spiegato che negli ultimi 25 anni abbiano introdotto negli oceani tanto calore quanto quello prodotto da 3,6 miliardi di bombe atomiche esplose contemporaneamente.

Le masse d'acqua che più di tutte stanno subendo un aumento delle temperature risultano essere l'Oceano Atlantico settentrionale e l'Oceano Antartico. “Questo riscaldamento oceanico misurato è inconfutabile e rappresenta un’ulteriore prova del riscaldamento globale. Non ci sono alternative alle emissioni umane di gas serra per spiegare questo fenomeno”, ha dichiarato l'autore principale dello studio. Si stima che ben il 90 percento del calore prodotto dalle immissioni di origine antropica finiscano proprio negli oceani.

Oceani più caldi vuol dire perdita di biodiversità; ondate di calore mortali; fenomeni alluvionali più devastanti; scioglimento dei ghiacci e relativo innalzamento dei mari; minore ossigeno; riduzione degli stock ittici; acidificazione degli oceani che scioglie le conchiglie dei molluschi; sbiancamento delle barriere coralline e moltissimo altro ancora, con un impatto catastrofico sugli ecosistemi, ma anche sull'economia, sulla società e sulla salute umana. Gli scienziati sottolineano che anche se riusciremo a contenere l'aumento della temperatura media limitando le emissioni, gli oceani continueranno a riscaldarsi a lungo perché per stabilizzarsi richiedono molto più tempo, ma prima si agisce e minori saranno gli effetti negativi sull'intero pianeta. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Advances in Atmospher Sciences.