Un team di ricerca dell'Università delle Hawaii (Manoa) ha determinato che se le emissioni di anidride carbonica continueranno a crescere ai tassi attuali, uno scenario molto probabile, entro il 2100 le ondate di calore mortali investiranno il 74 percento della popolazione mondiale. Qualora in qualche modo si riuscisse a ridurre sensibilmente le emissioni inquinanti, tali ondate interesseranno comunque il 48 percento della popolazione, quasi il doppio dell'impatto attuale.

Per giungere a questa drammatica conclusione, il team di ricerca coordinato dal professor Camilo Mora, docente di geografia, ha analizzato i dati di oltre 30mila pubblicazioni dedicate al tema, scoprendo che dal 1980 ad oggi sono stati ben 1900 i luoghi dove le ondate di calore hanno provocato decessi. 783 di esse sono avvenute in 164 città di 36 distinti paesi, la maggior parte delle quali posizionate alle medie latitudini. Tra i vari esempi che hanno presentato i ricercatori vi sono quelli dell'ondata di calore in Europa del 2003, che ha ucciso 70mila persone; quello di Mosca del 2010, con 10mila decessi registrati, e quello di Chicago del 1995, che ha fatto circa 700 morti.

Attraverso l'analisi climatica di questi casi gli studiosi hanno individuato una ‘soglia di letalità' delle ondate di calore, determinando che i giorni ai quali saremo esposti a tale minaccia saranno sempre di più col passare del tempo. È possibile farsi un'idea grazie a questa applicazione web. Ad esempio, nel 2100 New York avrà 50 giorni di questo tipo, Sydney 20 e Los Angeles 30, mentre per Orlando e Houston si tratterà dell'intera estate. “Per le ondate di calore, le nostre opzioni sono ormai tra il cattivo e il terribile. Molte persone in tutto il mondo stanno già pagando il prezzo finale delle ondate di calore, e mentre i modelli suggeriscono che sono destinate a continuare, lo scenario potrebbe essere molto peggiore se le emissioni non saranno notevolmente ridotte”, ha sottolineato l'autore principale dello studio.

Le ondate di calore sono pericolose soprattutto per le persone fisicamente debilitate, dato che l'equilibrio dell'organismo umano, la cui temperatura interna è di 37° centigradi, può essere messo a durissima prova da tassi di umidità elevati che si accompagnano a temperature roventi. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Climate Change.