Al Polo Nord le temperature sono così alte rispetto alla media stagionale che in alcuni casi si è persino superato il punto di congelamento, con effetti devastanti sullo scioglimento dei ghiacci e non solo. Basti pensare che questa settimana in Europa, a causa del famigerato Burian, il gelido vento siberiano soprannominato la “Bestia dell'Est”, sta facendo più freddo proprio del Polo Nord, che fra l'altro ‘rivedrà' il Sole soltanto il prossimo 20 marzo. Sebbene i climatologi stiano cercando di capire le ragioni di questo inverno impazzito, i due fenomeni sembrano strettamente connessi.

La massa di aria calda penetrata attraverso il Mare della Groenlandia avrebbe infatti squassato gli equilibri del vortice polare, una vastissima area di bassa pressione nei pressi del Circolo Polare Artico, i cui venti gelidi restano normalmente isolati. L'aria calda, scaturita probabilmente dai cambiamenti climatici, ha così spinto l'aria fredda del Polo Nord molto più a sud, facendo investire in pieno diversi Paesi europei da una delle ondate di freddo peggiori degli ultimi anni. Lo dimostrano anche le recenti nevicate che hanno imbiancato Roma e Napoli.

Ma torniamo al Polo Nord. Per rendersi conto della situazione drammatica, basti sapere che all'estremo nord della Groenlandia, a circa 650 chilometri a sud del Polo Nord, la stazione meteorologica di Cape Morris Jesup ha registrato un record di 61 ore consecutive sopra lo zero, quando invece la temperatura normale dovrebbe essere di – 20° centigradi. Il precedente record, risalente al 1980, era di 16 ore ore consecutive, con dati rilevati fino al 2011. Queste invasioni di aria calda al Polo Nord un tempo erano un fenomeno raro, ma ora si stanno trasformando in routine, come sottolineato da Robert Graham, ricercatore presso il Norwegian Polar Institute. “È successo in quattro anni tra il 1980 e il 2010, ma ora si è verificato in quattro degli ultimi cinque inverni”, ha indicato con preoccupazione lo studioso. L'intrusione di aria calda del 2018 sarebbe la peggiore dal 1958, ovvero da quando sono registrati questi dati, come indicato dallo scienziato Zack Labe dell'Università della California. Non a caso si sono toccati picchi di +6° centigradi, come dimostra il grafico sottostante.

Ma perché sta avvenendo tutto questo? Secondo alcuni scienziati potrebbe dipendere da un improvviso surriscaldamento della stratosfera, un fenomeno del quale si hanno poche informazioni su origini ed effetti. Oppure potrebbe dipendere dai cambiamenti climatici a livello globale, ma anche su questa ‘causa' non c'è comune accordo fra i climatologi, che debbono continuare a raccogliere dati. Ciò che è certo è che la prossima estate artica molto probabilmente batterà tutti i record negativi per lo scioglimento dei ghiacci. Il ghiaccio è infatti sempre di meno e più sottile, favorendo lo scioglimento ad opera dei raggi solari o a causa del vento. Le conseguenze saranno drammatiche soprattutto per la fauna auctoctona, come ad esempio gli orsi polari, sempre più vicini all'estinzione. Ma i rischi dello scioglimento dei ghiacci sono molteplici anche per noi: l'innalzamento del livello dei mari potrebbe inondare intere metropoli costiere costringendo a migrare decine di milioni di persone, portare carestie, alluvioni e guerre per le risorse, in un futuro non troppo lontano.

[Credit: Simon]