Brian Regal/Brown University/PA Wire
in foto: Brian Regal/Brown University/PA Wire

Se credevate di averle viste tutte, sappiate che questa vi mancava di certo: un canguro gigante, alto circa due metri e che arrivava a pensare fino a 240 chilogrammi, con un "musetto" che ricordava maggiormente quello di un coniglio anziché del marsupiale che conosciamo oggi, dalla faccia rotonda e dalle orecchie molto allungate. E soprattutto che non si spostava saltando, ma avanzava con la sua imponente mole un passo dopo l'altro; esattamente come noi.

I canguri giganti estinti

Purtroppo non possiamo fare altro che immaginarcelo, seguendo i suggerimenti degli scienziati che, attraverso le sue ossa, ne hanno ricostruito le fattezze servendosi di rigorosi criteri statistici e biochimici: questo curioso animale, infatti, visse all'incirca fino a 30.ooo anni fa, per poi estinguersi, lasciando soltanto una debole testimonianza nei reperti studiati dai ricercatori della statunitense Brown University. Il suo nome è tutto un programma, Procoptodon goliah, dato con la sua massa notevole (circa tre volte quella di un canguro odierno) costituiva la specie più grande del genere dei procoptodonti, includente canguri giganti dalla faccia piccola oggi del tutto estinti. Secondo la classificazione apparteneva alla famiglia degli Stenurini, ossia sottofamiglia dei Macropodidi (che, per intenderci, è la famiglia di cui fanno parte il canguro rosso ed il canguro grigio, ad esempio). Attualmente gli stessi Stenurini sono tutti estinti, eccezion fatta per il canguro striato che vive esclusivamente su alcune isole al largo dell'Australia occidentale. Ma nel pleistocene i marsupiali Stenurini, apparsi probabilmente già nel medio miocene, erano molto diffusi e diversificati in più forme, tutte dalla taglia decisamente abbondante: una mole che faceva sorgere agli scienziati un legittimo dubbio in merito alle loro capacità di muoversi saltando.

Un cugino molto diverso

Una locomozione come quella dei canguri moderni, infatti, richiede alcune specifiche caratteristiche – colonna vertebrale flessibile, coda ben robusta, arti anteriori in grado di sopportare il peso del corpo – che non sembrerebbero essere presenti in nessuno degli Stenurini. Questi ultimi, viceversa, avevano una spina dorsale piuttosto rigida e utilizzavano le proprie zampe anteriori esclusivamente per cercare cibo tra la vegetazione; la coda, inoltre, non aveva una morfologia tale da poter essere utilizzata come un quinto arto. In base a queste considerazioni, gli studiosi guidati da Christine Janis hanno potuto dimostrare come queste particolari creature avessero certamente sviluppato adattamenti evolutivi tali da consentire ad essi un'andatura bipede similare a quella dell'uomo. I risultati del loro lavoro sono stati pubblicati da PLOS ONE.