Nel cuore dell'Oceano Pacifico c'è una vera e propria discarica di rifiuti spaziali, un luogo misterioso dove le agenzie di tutto il mondo lasciano affondare le carcasse di velivoli, razzi e altri dispositivi coinvolti nella conquista dello spazio. Il punto sulla mappa, indicato col suggestivo nome di “Point Nemo”, non è casuale, ma scelto accuratamente dagli scienziati poiché il più lontano possibile dalle terre emerse e dunque dalla civiltà: “È un ottimo posto dove puoi far precipitare le cose senza colpire nulla”, ha sottolineato il dottor Bill Ailor, ingegnere aerospaziale e specialista di rientro atmosferico presso la NASA.

Del resto Point Nemo si trova ad almeno 2.600 chilometri di distanza da qualunque affioramento di terra in ogni direzione: i più vicini sono l'isola di Ducie a nord, ovvero un piccolo atollo corallino facente parte dell'arcipelago delle Pitcainr; Moto-Nui a nord-est, una delle affascinanti isole di Pasqua; mentre a sud c'è l'isola di Maher, che fa parte dell'Antartide. È talmente sperduto che gli uomini più vicini ad esso sono gli occupanti della Stazione Spaziale Internazionale quando vi passano sopra; il laboratorio orbitante infatti viaggia ad “appena” 360 chilometri di altezza. Il nome Point Nemo è stato scelto in onore del Capitano Nemo, il celebre protagonista dei romanzi di Jules Verne "Ventimila leghe sotto i mari" e "L'isola misteriosa".

In base alle stime, tra il 1970 e la prima metà del 2016 dentro Point Nemo sarebbero stati “sepolti” i resti di 260 velivoli spaziali, con una netta impennata a partire dal 2015, dato che allora il conteggio era fermo a ‘soli' 161 velivoli. Fra essi, oltre alla celebre stazione MIR, vi sono ben 140 capsule da rifornimento russe e molte altre dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Tra i relitti affondati nell'area c'è anche quello di un razzo di SpaceX. A Point Nemo sarebbe dovuta finire anche la stazione spaziale cinese Tiangong-1 da 8,5 tonnellate, tuttavia la Cina ne hanno perso il controllo a marzo del 2016, e non si sa dove precipiterà sulla Terra nel 2018. Il rischio che possa far danni sulla terraferma è concreto, dato che secondo Ailor una volta rientrata in atmosfera i suoi frammenti potrebbero spargersi per 1.600 chilometri quadrati.

Point Nemo, che è il cosiddetto “Polo dell'inaccessibilità oceanico” (ne esistono altri sulla Terra, come al Polo Nord), non ospita tuttavia i resti dei satelliti, poiché sono così “piccoli” che si disintegrano nell'atmosfera una volta fatti ‘precipitare'. Essi rappresentano tuttavia un altro grande problema, quello della spazzatura spaziale, sempre più numerosa e soprattutto pericolosa, non solo per eventuali collisioni fra i vari dispositivi (alcuni incidenti sono stati già registrati), ma anche per impatti con navette che trasportano equipaggio. Ad oggi sono in orbita circa 4mila satelliti, e altri 4mila dovrebbero essere lanciati da SpaceX per fornire internet satellitare a tutto il mondo.

[Credit: Google Earth]