Secondo alcuni, quelle camere segrete potrebbero contenere addirittura i resti della bellissima regina Nefertiti; secondo molti egittologi questo è decisamente improbabile. Ciò non toglie che le stanze individuate nella tomba di Tutankhamon, grazie ad una indagine termografica prima e ad una scansione radar poi, potrebbero essere di interesse primario per gli archeologi. Condizionale d'obbligo, vediamo perché.

Una tomba, stanze vuote o nulla?

Nascoste fino ai giorni nostri, potrebbero ospitare un ulteriore sepolcro, così come potrebbero essere degli ambienti vuoti: in ogni caso, sono avvolte dal mistero e lo saranno finché non sarà possibile esplorarle in qualche modo. Cosa si aspetta a farlo? – ci si chiederà allora. Ebbene, pare che la questione stia diventando piuttosto complessa, al punto di chiamare in causa addirittura alcune autorità politiche egiziane: d'altronde, il valore di una scoperta del genere sarebbe tale per cui difficilmente la si potrebbe confinare nell'ambito degli "addetti ai lavori".

Il problema è che, in realtà, quegli ambienti potrebbero non esserci affatto e, quindi, qualunque forma di esplorazione al di là della parete in cui si trova al camera sepolcrale potrebbe risultare superflua. Questo perché dopo i rilievi iniziali, che addirittura avevano lasciato intendere che ci fossero tracce di materiale organico, le indagini successive hanno dato un esito ben diverso.

Una campagna di scansioni organizzata lo scorso marzo e curata da National Geographic avrebbe evidenziato, infatti, che non ci sarebbe nessun mistero da chiarire e, soprattutto, nessuna camera segreta, men che mai con i resti della matrigna di Tutankhamon, Nefertiti.

Dati inesatti e segreti

Come è possibile che sia accaduto ciò? In verità, fanno sapere dal National, l'indagine radar era stata condotta dall'esperto giapponese Hirokatsu Watanabe, figura controversa perché, pur avendo un metodo decisamente insolito per lavorare (non opera in gruppo poiché si serve di attrezzature personali e non ha una formazione accademica) ha realizzato in passato interessanti scoperte. Ciò non toglie che, questa volta, ci si trovi dinanzi a dati che contrastano: questo significa che sarebbe decisamente inopportuno praticare fori nelle pareti per iniziare una fase esplorativa che potrebbe danneggiare il monumento (figuriamoci, poi, se lo si facesse invano!).

Solo che quell'annuncio di Watanabe aveva scatenato una vera e propria "febbre" nel mondo egiziano, sia archeologico sia politico, e adesso che i conti non tornano risulta un po' difficile raffreddare gli animi. Appena pochi mesi fa, l'allora ministro dell'Antichità Mamdouh Eldamaty aveva affermato che qualcosa dietro la parete doveva esserci con una certezza del 90%, guadagnandosi le accuse del noto egittologo Zahi Hawass di guardare un po' troppo alle operazioni mediatiche e un po' troppo poco alla sostanza della totale mancanza di prove scientifiche.

Lo stesso Watanabe non sta dando la migliore prova di sé, dal momento che continua a sostenere che i dati raccolti possono essere interpretati soltanto da lui a causa delle specifiche caratteristiche della sua attrezzatura: considerando che, però, si potrebbe finire a scavare in una piramide, magari occorrerebbe un minimo di concertazione tra esperti, prima di proseguire.

Prossimi passi

Non resta allora che aspettare. Cosa? Il nuovo ministro El-Enany ha promesso la creazione di un comitato che si occuperà delle future indagini: meglio evitare che, da una parte, crescano i malcontenti e le ipotesi di complotto e, dall'altra, si finisca per dimenticare i criteri di scientificità pur di fare uno scoop sul popolo antico che maggiormente affascina e che, talvolta, solletica anche troppo la fantasia.