Credit: NASA/Ohio State University
in foto: Credit: NASA/Ohio State University

Un mostruoso buco nero ha distrutto una stella come il Sole, e gli scienziati sono riusciti a documentare la catastrofe cosmica con un dettaglio mai ottenuto in precedenza. La fortuna ha voluto infatti che il cacciatore di pianeti TESS (Transiting Exoplanet Survey Satellite), erede spirituale del “defuntoTelescopio Spaziale Kepler della NASA, fosse puntato proprio in direzione dell'evento, riuscendo a coglierlo sin dalle sue fasi iniziali.

“I dati raccolti da TESS ci permettono di vedere il momento esatto in cui questo evento distruttivo, chiamato ASASSN-19bt, ha iniziato a diventare più luminoso, cosa che non siamo mai stati in grado di fare prima”, ha dichiarato il dottor Thomas Holoien, ricercatore presso il The Observatories of the Carnegie Institution for Science di Pasadena (California) e coordinatore del team internazionale di scienziati che ha analizzato e descritto il cataclisma celeste. Tra gli altri istituti coinvolti il Niels Bohr Institute dell'Università di Copenhagen (Danimarca); il Millennium Institute of Astrophysics di Santiago del Cile; il Kavli Institute for Astronomy and Astrophysics di Pechino e molti altri ancora.

Ma cose è successo esattamente? In parole semplici, il buco nero supermassiccio, con una massa stimata pari a 6 milioni di volte quella del Sole, ha fatto a brandelli una stella simile alla nostra, dopo averla attratta con la sua devastante forza gravitazionale. Un buco nero può disintegrare le stelle in un istante, inghiottendole completamente in un sol boccone, oppure trasformarle in un gigantesco spaghetto cosmico, “stirandole” e attraendo flussi di materiale verso di sé. Questo fenomeno prende il nome di evento di distruzione mareale (TDE), ed è proprio ciò che hanno documentato gli scienziati. La stella si trovava al centro di una galassia chiamata 2MASX J07001137-6602251, sita nel cuore della costellazione del Pesce Volante, a 375 milioni di anni luce dalla Terra. Durante il catastrofico evento gli scienziati hanno rilevato un brusco crollo delle temperature, da 40mila a 20mila gradi centigradi.

La catastrofe cosmica è stata inizialmente intercettata dal sistema di telescopi All-Sky Automated Survey for Supernovae (ASAS-SN), approntato per andare a caccia di esplosioni stellari, e successivamente è stato richiesto l'intervento di altri strumenti – compreso il Telescopio Swift della NASA – per osservarla al meglio. TESS era già orientato verso la porzione di cielo interessata, dunque gli scienziati hanno potuto ottenere i dati sin dall'inizio del rarissimo fenomeno. In galassie simili alla nostra Via Lattea, del resto, si verificano con una frequenza di uno ogni 10mila o centomila anni, quindi è stato un vero colpo di fortuna. “I primi dati TESS ci consentono di vedere la luce molto vicino al buco nero, molto più vicino di prima”, ha dichiarato il coautore dello studio Patrick Vallely. “Ci mostrano anche che l'aumento di luminosità di ASASSN-19bt è stata molto regolare, il che ci aiuta a dire che l'evento è stato un evento di distruzione mareale e non un altro tipo di esplosione, come le emissioni dal centro di una galassia o una supernova”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata The Astrophysical Journal.