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I più remoti blazar dello spazio profondo, galassie associate a una fortissima emissione di raggi gamma scatenata dalla presenza di enormi buchi neri, sono stati individuati dallo strumento LAT (Large Area Telescope) del Telescopio spaziale per raggi gamma Fermi, in passato conosciuto anche con l'acronimo GLAST. Sino ad oggi si conoscevano blazar che avevano emesso luce a 2,1 miliardi di anni dall'origine dell'Universo; la nuova scoperta della NASA, compiuta in collaborazione con i ricercatori italiani dell'ASI Science Data Center, sposta indietro le lancette di circa 700 milioni di anni, aprendo una finestra completamente nuova sulla comprensione dei buchi neri “supermassicci”.

In base ai dati raccolti dagli astrofisici, infatti, essi si sarebbero formati molto prima di quanto le conoscenze attuali possano spiegare, e lo studio dei nuovi blazar (cinque in tutto) permetterà di comprenderne più a fondo origine e accrescimento. La massa di un buco nero supermassiccio è almeno un milione di volte quella del nostro Sole, ma in due delle galassie blazar individuate essa è circa un miliardo di volte quella solare. Non è un caso che, con tali potenze energetiche in ballo, i blazar siano gli oggetti più luminosi dell'Universo, in particolar modo grazie all'emissione dei raggi gamma.

I dati delle potentissime sorgenti luminose erano in mano agli scienziati da diverso tempo, tuttavia sono riusciti a estrapolarli solo dopo aver revisionato completamente le operazioni del LAT, attraverso un processo eseguito nel 2015 e soprannominato "Pass 8". Gli studi sono solo agli inizi e uno dei coordinatori della ricerca, l'astronomo Marco Ajello, ha sottolineato che “Fermi ha rivelato solo la punta di un iceberg”. Tra coloro che hanno contribuito alle indagini vi è anche il nostro connazionale Dario Gasparrini. I dettagli sui nuovi blazar sono stati diffusi dalla NASA sulla rivista scientifica The Astrophysical Journal Letters e al recente meeting dell’American Physical Society.

[Illustrazione di NASA]