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8 Novembre 2012
19:11

Bram Stoker sulle tracce del Vampiro

I vampiri sono da secoli parte integrante della tradizione culturale dell’Europa Orientale: come giunsero fino alle pagine dell’irlandese Bram Stoker diventando immortali nella figura del Conte Dracula?
A cura di Nadia Vitali
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Prima di diventare celebre in tutto il mondo per essere l'autore di uno dei romanzi del terrore più noti della storia, Dracula, Abraham Stoker  dedicava le proprie energie principalmente al "vile denaro": nato nel 1847 a Dublino, fu il direttore economico del Lyceum Theatre di Londra e, soprattutto, agente ed assistente personale dell'attore Henry Irving.

Fu proprio Irving a commentare, all'uscita di quel romanzo che avrebbe segnato la svolta letteraria per Stoker dando vita ad un filone letterario e cinematografico che a tutt'oggi risulta essere fertilissimo: «Non avevo assolutamente idea che Stoker covasse una cosa simile; era una persona con i piedi molto per terra». Per quell'uomo non più giovanissimo la scrittura aveva costituito sempre un diletto o poco più: d'un tratto, ed inaspettatamente, il diabolico Dracula (parola che in lingua valacca significa proprio Diavolo) prese quasi possesso della sua mano e scrisse le proprie dannate memorie, sopravvissute al tempo e alla morte come nella migliore tradizione vampiresca.

Ben più prosaiche, in verità, le spiegazioni dell'autore riguardanti le modalità in cui l'ispirazione lo colse nel 1890, sette anni prima della pubblicazione del romanzo. Era la notte del 7 marzo e, dopo una cena a base di frutti di mare innaffiata da abbondante vino in un ristorante di Londra, un incubo molto meno esotico del Conte della Transilvania si presentò nel corso della notte: Stoker sognò un enorme granchio che, uscendo dal piatto con le chele spalancate, si dirigeva verso di lui con fare inequivocabilmente minaccioso. Sempre tra le annotazioni del tempo dell'autore è riportata una descrizione di una scena in cui una diabolica fanciulla, in compagnia di altre due, alla vista di un giovanotto cerca di baciarlo sul collo, anziché sulle labbra: un «vecchio conte» si mette di mezzo furioso reclamando i propri diritti di possesso sul ragazzo. In realtà la scena appena abbozzata diventerà, con maggiori dettagli e particolari, il terribile sogno descritto da Jonathan Harker nel suo diario allorché è ancora ospite nel castello di Dracula: le tre donne terrificanti echeggiano, in qualche misura, le tre spaventose streghe di Machbeth. Il desiderio di un incontro di sangue con lo sventurato protagonista delle donne viene interrotto dall'arrivo del Conte che urla «Quest'uomo appartiene a me!»

Nello stesso 1890, il 30 aprile, avvenne l'incontro che avrebbe maggiormente inciso nell'animo e nella sensibilità di Bram Stoker: al Lyceum Theatre ebbe modo di conoscere Arminius Vambery, un orientalista ungherese che pubblicava a Londra. Fu Vambery il primo a narrargli le leggende che ruotavano attorno alla figura storica di Vlad III  (1431-1476), voivoda di Valacchia (regione storica della Romania corrispondente ai territori meridionali), figlio di Vlad II Dracul e noto come "L'impalatore". La crudeltà di questo principe, che per la verità si trovò negli anni di governo nella difficile situazione di gestire i propri confini con i Turchi Ottomani da un lato e con la diplomazia cristiana dall'altra, era passata alla storia soprattutto in ragione dei terribili supplizi a cui sottoponeva i suoi nemici. Nei resoconti degli almanacchi dell'epoca si parla di foreste sterminate di pali sui quali venivano conficcati uomini ma anche fanciulli e persino madri con i figli ancora attaccati ai seni; si diceva anche che Vlad desse disposizioni ai suoi servi di impalare in maniera da prolungare il più a lungo possibile l'agonia e portare la vittima a morire di stenti, piuttosto che per le ferite.

Va da sé che le cronache dell'epoca tendevano ad esagerare per rendere più interessante il racconto probabilmente (del resto, esattamente come accade ancora adesso): tuttavia, la figura di Vlad, la sua malvagità diabolica e perversa, fu potentemente in grado di ispirare perfino quell'uomo pratico e concreto che era Bram Stoker. Dopo averne fatto la "conoscenza", l'autore investì sette anni della sua vita per studiare il folclore, le leggende e la cultura popolare dei Balcani, in particolar modo tutto quello che riguardava i vampiri; contestualmente approfondì la propria documentazione storica sul terribile Impalatore. Alla fine di questo lavoro di ricerca consegnò al mondo un'opera meravigliosa, in cui fuse la tradizione con la storia dando ad entrambe una forma nuova ed inaspettata. Un romanzo capace di affascinare e spaventare a decenni di distanza e, soprattutto, di essere come una fiamma che mai si estingue perché costante fonte di nuova ispirazione.

[Riferimento bibliografico Matei Cazacu: Dracula, La vera Storia di Vlad III l'Impalatore, Mondadori, Milano, 2006]

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