Il 30 gennaio del 1972, i paracadutisti dell esercito britannico aprivano il fuoco contro una folla di civili inermi che manifestava per i propri diritti civili nella città di Derry, in Irlanda del Nord. Per quelle quattordici vittime, alcune colpite alle spalle, altre mentre sventolavano un fazzoletto bianco, una gran parte giovanissimi che non avevano ancora compiuto vent'anni, il Primo Ministro del Regno Unito David Cameron ha chiesto scusa recentemente riconoscendo un errore ingiusto ed ingiustificabile.

Difficile stabilire se siano stati più crudeli gli eventi che si verificarono in quella tragica Bloody Sunday, era il 30 gennaio del 1972, o la vergognosa menzogna che per oltre trent'anni ha continuato a coprire la realtà dei fatti: contro l'opinione pubblica internazionale, contro gli irlandesi e contro gli stessi inglesi che non potevano tollerare che soprusi del genere venissero compiuti in nome del proprio paese. Anni di indagini e di rapporti, di prove e di testimonianze, di denunce da parte di artisti e cittadini impegnati di tutto il mondo, per giungere a quelle conclusioni amare già note a tutti, espresse dalle parole del Primo Ministro britannico, David Cameron, nel giugno del 2010: quello che accadde quel giorno fu «ingiustificato ed ingiustificabile».

Al pari di quanto lo fu la prima inchiesta, condotta immediatamente a ridosso dei tragici eventi, il Widgery Tribunal, che non riconobbe le gravissime responsabilità penali delle autorità e dei paracadutisti dell'esercito britannico che quel giorno, forti dei propri fucili mitragliatori, spararono all'impazzata sulla coda di un corteo pacifico di manifestanti, colpendo più di venti persone, alcune delle quali rimasero mutilate permanentemente, ed uccidendone quattordici: la metà di essi non aveva ancora compiuto vent'anni. La commissione terminò i lavori con alcuna condanna, affermando che i militari avevano risposto ad un attacco, causando lo scontro a fuoco.

Ci sono voluti decenni perché si iniziassero ad ascoltare le versioni di quanti erano presenti quel giorno tra le strade di Derry per richiedere i propri diritti, e non più solo quelle di coloro i quali erano in divisa, protetti dai blindati: decine i testimoni che hanno sempre affermato che le vittime colpite erano tutte disarmate. Sotto gli occhi della stampa estera e dell'opinione pubblica mondiale era quell'inchiesta che, a detta dello stesso Jonathan Powell ex capo di gabinetto di Tony Blair, non fece altro che coprire le colpe di quanti furono coinvolti nella strage. Fu proprio sotto l'ex Primo Ministro laburista che venne istituita, nel 1998, la nuova commissione che ha consegnato, dopo ben dodici anni di lavori, il Saville Report; restituendo, almeno, una magra consolazione ai familiari e agli amici delle vittime che, in quella drammatica giornata, hanno perso un pezzo delle proprie anime.

Il 30 gennaio del 1972, i paracadutisti dell esercito britannico aprivano il fuoco contro una folla di civili inermi che manifestava per i propri diritti civili nella città di Derry, in Irlanda del Nord. Per quelle quattordici vittime, alcune colpite alle spalle, altre mentre sventolavano un fazzoletto bianco, una gran parte giovanissimi che non avevano ancora compiuto vent'anni, il Primo Ministro del Regno Unito David Cameron ha chiesto scusa recentemente riconoscendo un errore ingiusto ed ingiustificabile

«Le conclusioni del rapporto sono inequivocabili» ha ammesso David Cameron; quarant'anni fa, in Irlanda del Nord, a Derry (i britannici la chiamano Londonderry) l'esercito aprì il fuoco contro una folla inerme che marciava reclamando diritti. Manifestazioni del genere erano assai frequenti in tutto il paese; in particolare, i cittadini di religione cattolica nord irlandesi protestavano contro lo strapotere che la polizia britannica deteneva sul territorio e contro l'introduzione dell'Internment Without Trial avvenuta pochi mesi prima, che prevedeva la possibilità per le forze dell'ordine di imprigionare per un tempo indefinito un cittadino, con il solo assenso del Ministro degli Interni: all'epoca degli scontri, già centinaia di nord irlandesi erano in carcere, consci di non avere alcuna prospettiva né di uscire né di subire un regolare processo.

Sotto gli occhi di reporter e giornalisti, i militari, all'ordine di disperdere il corteo, aprirono il fuoco sparando all'impazzata per alcuni minuti sulla gente terrorizzata. Il primo a cadere fu Jack Duddy, di 17 anni; invano giunsero i soccorsi per lui, invano Padre Daly sventolò il fazzoletto bianco nel tentativo di portare il ragazzo in salvo. Rapidamente, uno dopo l'altro, in dodici morirono sotto i colpi dei fucili (la quattordicesima vittima, un passante, si spense a quattro mesi di distanza a causa delle ferite riportate): disarmati, colpiti alle spalle, mentre sventolavano fazzoletti bianchi, mentre cercavano rifugio, mentre correvano in soccorso degli altri; uno di essi, secondo i testimoni, mentre implorava ai soldati di risparmiarlo.

Il 30 gennaio del 1972, i paracadutisti dell esercito britannico aprivano il fuoco contro una folla di civili inermi che manifestava per i propri diritti civili nella città di Derry, in Irlanda del Nord. Per quelle quattordici vittime, alcune colpite alle spalle, altre mentre sventolavano un fazzoletto bianco, una gran parte giovanissimi che non avevano ancora compiuto vent'anni, il Primo Ministro del Regno Unito David Cameron ha chiesto scusa recentemente riconoscendo un errore ingiusto ed ingiustificabile

Pura follia criminale, pochi istanti in cui si decise di scatenare l'inferno, con le armi da fuoco, con la prepotenza, con la vigliaccheria. Spesso ci si ritrova a commemorare le grandi stragi e le immense crudeltà che hanno costellato la storia dell'essere umano, nella misera speranza di relegare la barbarie e l'inspiegabile irrazionalità a grandi episodi che hanno per sempre mutato il corso degli eventi dell'intera umanità. E poi, improvvisamente, la storia fa irruzione in piccoli luoghi, in tempi inaspettati, tra gente fin troppo comune, mostrando come tali valutazioni siano sempre imprecise.