Un bimbo di sette anni affetto da cirrosi criptogenetica è stato salvato a Torino grazie a un eccezionale trapianto di fegato, reso possibile dalla “Rete trapianti del Mediterraneo” che ha dimostrato efficacia, rapidità e ampio raggio d'azione. L'intervento, eseguito presso l'ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, ha visto infatti anche il coinvolgimento della Grecia, dove è volata una equipe di medici italiani per recuperare l'organo da trapiantare. Il fegato è stato prelevato da uno sfortunato bambino – coetaneo del piccolo di origini marocchine bisognoso del trapianto – morto a Creta in seguito a un tragico incidente stradale.

Dopo il consenso dei genitori alla donazione degli organi si è immediatamente attivata la rete mediterranea, cui ha dato un importante contributo il Coordinamento del Centro regionale trapianti della Città della Salute di Torino diretto dal professor Antonio Amoroso. La mattina di sabato 30 giugno, col supporto del 118, i medici dell'ospedale le Molinette si sono recati a Creta e nel primo pomeriggio erano di nuovo a Torino per eseguire il trapianto, durato ben 8 ore e mezza. L'operazione, effettuata sotto la guida del professor Mauro Salizzoni, direttore del Centro trapianti di fegato del nosocomio torinese, è tecnicamente riuscita. Ora il piccolo si trova ricoverato in terapia intensiva, monitorato dagli specialisti coordinati dal professor Pier Paolo Donadio.

La necessità di eseguire un intervento dalla portata così eccezionale risiedeva nella gravità della malattia del piccolo da operare. La cirrosi criptogenetica, del resto, non è altro che una cirrosi epatica della quale non se ne conosce l'esatta origine, rendendola particolarmente subdola nei bambini. Ogni giorno, in Italia, la cirrosi epatica uccide 50 persone e nella maggior parte dei casi coinvolge una fascia giovane della popolazione, quella compresa tra i 25 e i 55 anni di età. Normalmente si entra in lista d'attesa per un trapianto di fegato quando l'aspettativa di vita è di soli due anni, trattandosi di una patologia dall'evoluzione infausta.

La speranza è che il piccolo cui è stato trapiantato il fegato, che risiede nel cuneese, esca al più presto della terapia intensiva e possa cominciare una nuova e felice vita. Donerà conforto anche al cuore dei genitori greci che hanno perso il proprio figlio sulle strade di Creta.