In questi giorni sta facendo il giro del web una commovente fotografia che mostra un bambino appoggiato sulla pancia di un cane mentre una donna piange e si trattiene coprendosi la bocca. Cos'ha di speciale questo momento immortalato dall'associazione “4 Paws for Ability”? Innanzitutto dobbiamo dire che il bambino è Kainoa Niehaus di 5 anni e soffre di autismo, il cane è Tornado, un golden retriever addestrato per relazionarsi con chi soffre del disturbo di Kainoa e la donna che piange è Shanna, la mamma di Kainoa che, insieme a lui, è volata in Ohio (USA) dal Giappone per incontrare proprio Tornado nella speranza di aprire nuove prospettive di vita al bambino.

Il piccolo Kainoa, come spiega l'associazione che si occupa della formazione di cani da pet therapy, non ha mai avuto un contatto fisico prima di questo momento. La forma di autismo di cui soffre ha impedito alla madre, in questi anni, di abbracciare, lavare, vestire, coccolare e toccare liberamente il piccolo, che ha appunto difficoltà proprio con il contatto fisico. Ecco spiegato perché poter vedere per la prima volta il figlio cercare autonomamente e spontaneamente una forma di contatto fisico, quella cioè di appoggiarsi alla pancia del cane, è stato emozionante per la madre che da oggi, grazie a Tornado, crede che tutto potrà andare per il verso giusto: Kainoa ha finalmente un amico, il suo migliore amico, il golder retriever Tornado.

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Cos'è l'autismo?

L'autismo è un disturbo i cui sintomi possono sembrare simili a quelli dell'introversione per cui si parla di difficoltà comunicative e interazioni sociali limitate. Chi soffre di autismo viene dunque erroneamente considerato privo della capacità di provare emozioni. In realtà, l'autismo è caratterizzato dalla difficoltà dei pazienti ad interagire con altre persone, ma anche di comunicare correttamente, stesso discorso vale ad esempio per il contatto fisico, come nel caso del piccolo Kainoa.

Perché il bambino si è appoggiato al cane?

Alla base della Pet Therapy c'è la grande capacità dei cani, o comunque degli animali educati per questo scopo, di stimolare corde che non sempre gli umani riescono a toccare, questo permette non solo al paziente di avere un individuo con il quale relazionarsi, ma anche al processo terapeutico parallelo di ottenere migliori risultati. In pratica gli animali fanno da sostegno e supporto, ma anche da ponte con la realtà.