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Basta perdere soltanto 16 minuti di sonno in una notte per avere problemi di concentrazione sul posto di lavoro il giorno successivo. Anche alzarsi 19 minuti prima del solito ha un impatto negativo sulle prestazioni lavorative. Lo ha dimostrato un team di ricerca americano guidato da studiosi dell'Università della Florida Meridionale, che hanno collaborato con i colleghi del Center for Healthy Aging dell'Università Statale della Pennsylvania, della Divisione di Medicina del Sonno presso l'Università di Harvard e del Brigham and Women's Hospital di Boston.

La ricerca. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Soomi Lee, docente presso la Scuola di studi sull'invecchiamento dell'ateneo di Tampa, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato i dati di 130 dipendenti di mezza età con almeno un figlio in età scolare. Tutti quanti erano dipendenti in società del settore dell'Information Technology. Lee e colleghi hanno intervistato quotidianamente per otto giorni consecutivi i partecipanti, raccogliendo dati sui cosiddetti “pensieri distraenti” (off-task) sperimentati durante la giornata lavorativa; su caratteristiche del sonno come orari e qualità del riposo; fattori sociodemografici; orari di lavoro e altre informazioni.

I risultati. Dall'analisi statistica dei dati è emerso che erano sufficienti 16 minuti di sonno in meno a notte per sperimentare problemi di concentrazione il giorno successivo, oltre che stress e umore peggiore. Anche la probabilità di abbandonare un compito e posticiparlo al giorno seguente risultava maggiore con una leggera perdita di sonno. Lee e colleghi hanno evidenziato un impatto negativo sull'equilibrio tra vita lavorativa e vita privata, che a sua volta si traduce in stress e affaticamento che modificano gli orari del riposo, ad esempio anticipando quando si va al letto e favorendo la classica levataccia. Anche svegliarsi una ventina di minuti prima del normale aveva un impatto negativo sulla concentrazione sul luogo di lavoro. “Queste associazioni cicliche indicano che il sonno dei dipendenti è vulnerabile allo stress cognitivo quotidiano e contribuisce anche a esperienze cognitivamente stressanti”, ha dichiarato l'autrice principale dell'indagine. “I risultati di questo studio forniscono prove empiriche del motivo per cui i luoghi di lavoro devono impegnarsi maggiormente per promuovere il sonno dei propri dipendenti: chi dorme meglio può essere più produttivo sul posto di lavoro grazie alla maggiore capacità di rimanere concentrato, con meno errori e conflitti interpersonali”, ha aggiunto la studiosa. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Sleep Health (Journal of the National Sleep Foundation).