L'avvelenamento da tallio è provocato dall'assunzione cronica o acuta di questo elemento, un metallo malleabile i cui sali vengono utilizzati in diversi prodotti, compresi ratticidi e insetticidi, fuochi d'artificio e bigiotteria. L'avvelenamento può essere scatenato dall'ingestione – generalmente responsabile delle forme più gravi -, ma anche dall'inalazione prolungata. Proprio l'inalazione cronica degli escrementi di piccione, che contengono alte concentrazioni di tallio, potrebbe essere alla base dei decessi di due persone avvenuti in questi giorni in Nord Italia. Nonostante i primi indizi facessero vertere gli inquirenti per questa ipotesi, a causa della gravità dell'avvelenamento e del fatto che diversi famigliari delle vittime risultino avvelenati, si propende più per l'ingestione di qualche alimento contaminato.

Il tallio, il veleno ‘perfetto'

Il solfato di tallio è incolore, non ha sapore e si scioglie facilmente in acqua; per questa ragione è stato spesso utilizzato in passato come veleno per commettere omicidi. Non a caso è stato al centro di un romanzo – Un cavallo per la strega – della nota giallista Agatha Christie, che sfruttò le sue competenze di farmacista per elaborare il testo. Veleni a base di tallio sono stati protagonisti di diversi casi di cronaca, e anche regimi militari hanno usato la sostanza per uccidere (o tentare di uccidere) oppositori politici e rivali. L'azione dell'elemento è particolarmente subdola poiché non provoca una morte rapida, ma impiega dai 7 ai 10 giorni a causa della sua reazione con l'organismo. In parole semplici, il tallio prende il posto del potassio in virtù della grande somiglianza molecolare tra i due elementi, interferendo con tutti i fondamentali processi enzimatici in cui è coinvolto, ad esempio nel cervello e nei muscoli. L'organismo riesce ad accorgersi della sostituzione del potassio dopo qualche tempo, tuttavia quando prova a espellere il tallio quest'ultimo finisce nell'intestino, dove viene riassorbito dando inizio a un circolo vizioso. La dose letale di tallio per ingestione è di circa un grammo.

I sintomi dell'avvelenamento.

Oltre a forti dolori addominali, tra i primi sintomi dell'avvelenamento da tallio vi sono nausea, vomito, diarrea, febbre, sanguinamento intestinale e tachicardia. Tutte manifestazioni che possono essere facilmente confuse con quelle di numerose patologie; ciò rende ancor più subdola è difficile da intercettare l'azione del veleno. Secondariamente compaiono sintomi più specifici; tra essi vi sono l'alopecia, ovvero la perdita di peli e capelli, tremori, atassia (perdita della coordinazione muscolare), perdita della memoria, eruzioni cutanee e confusione, sino alla precipitazione del quadro clinico con possibile coma e decesso. A causa della sua elevata reattività, in passato il tallio veniva persino utilizzato in trattamenti terapeutici; ad esempio in creme contro la ipertricosi (l'eccesso di peli), ma anche per contrastare la tigna e la tubercolosi.

Diagnosi e cura.

Dopo la valutazione dei sintomi il medico può richiedere analisi del sangue in grado di far emergere le concentrazioni dell'elemento metallico presente nell'organismo. Una volta confermato l'avvelenamento da tallio si procede con la somministrazione di un emetico – sostanza che spinge a vomitare -, lassativi e nei casi più seri un'immediata lavanda gastrica. Il metodo più efficace per bloccare l'azione del tallio nell'organismo è stabilizzarlo attraverso una cosiddetta sostanza chelante; ciò impedisce al tallio di essere riassorbito una volta nell'intestino e quindi viene espulso. La sostanza più nota in grado di contrastare il tallio è il ‘Blu di Prussia' o ferrocianuro di potassio.

[Credit: SandeepHanda]