L'Homo naledi, un ominide recentemente scoperto e contemporaneo all'Homo sapiens, aveva un cervello molto più piccolo del nostro ma con un'anatomia e una struttura molto simili. Ciò suggerisce che questo antico ‘cugino' avrebbe potuto comunicare attraverso il linguaggio e avere comportamenti affini a quelli dell'uomo moderno ai suoi albori, ad esempio nell'uso della pietra.

Lo hanno dimostrato ricercatori dell'Università del Witwatersrand, Sud Africa, dopo aver analizzato nel dettaglio le impronte cerebrali sulla superficie cranica interna, analizzata minuziosamente attraverso scansioni sui reperti fossili. Gli studiosi, coordinati dal professor Ralph Holloway, dopo aver creato immagini digitali del piccolo cervello dell'Homo naledi, hanno scoperto che, a differenza delle grandi scimmie e dell'australopithecus, erano presenti un lobo frontale sinistro e un opercolo frontale. Sono strutture in comune con l'Homo sapiens, ma anche con l'Homo erectus e l'Homo floresiensis (il cosiddetto hobbit).

Credit: Heather Garvin
in foto: Credit: Heather Garvin

“È ancora troppo presto per speculare sul linguaggio o sulla comunicazione nell'Homo naledi – ha sottolineato il coautore dello studio Shawn Hurst – ma oggi il linguaggio umano si basa su questa regione del cervello”. Un'altra caratteristica sibillina emersa dalle scansioni è l'assenza del solco fronto-orbitale nell'emisfero sinistro, che invece è presente nelle grandi scimmie e nell'australopithecus.

Credit: John Hawks
in foto: Credit: John Hawks

Tutto lascia supporre che questo ominide, vissuto tra i 236mila e i 335mila anni fa e dunque contemporaneo dei primissimi Homo sapiens, potesse aver sviluppato alcune caratteristiche simili ai nostri diretti antenati, che avevano un cervello grande il triplo (quello dell'Homo naledi aveva le dimensioni di un'arancia).

L'ominide fu scoperto nel 2013 nella Dinaledi Chamber, una caverna del sistema Rising Star Cave in Sud Africa. Furono trovati ben 1.500 reperti fossili appartenuti ad almeno 15 diversi esemplari, offrendo uno dei più ricchi repertori per ominidi legati all'Homo sapiens. Tra le caratteristiche più curiose le dita delle falangi allungate e incurvate, che indicavano come l'Homo naledi fosse ancora legato alla vita arboricola. I dettagli sulle caratteristiche anatomiche del suo cervello sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.