Avere figli accelera l'invecchiamento cellulare delle donne di ben 11 anni, più di due ‘nemici pubblici' come fumo e obesità. A rilevare il controverso dato un team di ricerca dell'Università George Mason di Fairfax (Stati Uniti d'America), dopo aver condotto uno studio trasversale sulla lunghezza dei telomeri. Il telomero è la porzione finale di un cromosoma, una sorta di ‘cappuccio' che lo protegge sia dal deterioramento che dalla potenziale fusione con i cromosomi circostanti. La lunghezza dei telomeri viene da tempo considerata un valido indice per quantificare l'invecchiamento cellulare; più sono corti e maggiore è questo processo.

Nel caso specifico, i ricercatori americani coordinati dalla professoressa Anna Z. Pollack, docente di epidemiologia presso l'ateneo della Virginia, hanno determinato che i telomeri delle donne con figli sono del 4,2 percento più corti rispetto a quelli delle cosiddette nullipare, cioè delle donne che non hanno mai partorito. Per giungere a questa conclusione Pollack e colleghi hanno coinvolto nello studio 1954 donne tra i 20 e i 44 anni incluse nello studio National Health and Nutrition Examination Survey, i cui dati sui telomeri sono stati raccolti tra il 1999 e il 2002.

Poiché si è trattato di un semplice studio trasversale e mancavano dati fondamentali come fattori sociali, stress e stato di fertilità delle donne, gli autori della ricerca hanno sottolineato che il risultato deve essere preso con le pinze perché preliminare. Per confermarlo, ha dichiarato la Pollack, andranno eseguiti studi prospettici ad hoc, aggiungendo che con questi risultati non vogliono spingere le persone a non fare figli, una condizione diffusa in Italia.

Del resto l'accorciamento dei telomeri rilevato risulta persino maggiore di quello prodotto da fumo e obesità, inoltre contrasta con i risultati di un'altra recente indagine, secondo la quale fare figli allungherebbe i telomeri e non il contrario. I dettagli della ricerca “Parity associated with telomere length among US reproductive age women” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Human Reproduction.

[Credit: TawnyNina]