Durante la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 è aumentato sensibilmente il numero dei bambini nati morti. Le cause non sono ascrivibili direttamente all'infezione causata dal patogeno emerso in Cina, bensì alle misure di contenimento come il lockdown, che hanno ridotto in modo significativo l'accesso agli ospedali da parte delle donne in gravidanza, limitando di fatto i controlli medici che contrastano la mortalità in grembo. Il mancato accesso all'ospedale ha determinato anche un aumento considerevole dei morti per infarto, ma in questo caso per paura dei pazienti di contrarre la COVID-19, avendo ritardato fino all'ultimo la ricerca dei soccorsi.

A evidenziare l'impennata della natimortalità durante la pandemia di coronavirus è un articolo pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Nature, nel quale sono stati citati diversi studi che riportano dati piuttosto preoccupanti. Nello studio “Effect of the COVID-19 pandemic response on intrapartum care, stillbirth, and neonatal mortality outcomes in Nepal: a prospective observational study” pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet Global Health, ad esempio, gli scienziati dell'Università di Uppsala hanno dimostrato che in Nepal i nati morti tra marzo e maggio di quest'anno sono raddoppiati, parallelamente all'entrata in lockdown nel Paese. Se prima di marzo si contavano 14 nati morti su 1.000 nascite, durante la chiusura del Paese se ne sono registrati 21.

Una conseguenza analoga è stata evidenziata nello studio “Change in the Incidence of Stillbirth and Preterm Delivery During the COVID-19 Pandemic” pubblicato su JAMA Network. Gli scienziati dell'Ospedale St George dell'Università di Londra guidati dalla professoressa Asma Khalil hanno osservato che, durante il periodo del lockdown, nel nosocomio britannico i bambini nati morti sono addirittura quadruplicati rispetto al periodo precedente alla pandemia. Si è infatti passati da 2,31 bimbi deceduti ogni mille nascite a 9,31. Anche la Scozia ha rilevato un incremento rilevante dei bimbi morti. “Quello che abbiamo fatto è stato causare un picco non intenzionale di natimortalità mentre cercavamo di proteggere le donne incinte dalla COVID-19”, ha dichiarato con rammarico la dottoressa Jane Warland, specialista in ostetricia dell'Università dell'Australia Meridionale di Adelaide.

Come specificato, la morte dei bimbi in utero non è stata causata direttamente dall'infezione da coronavirus, ma dai mancati controlli di routine, che possono essere saltati per varie ragioni: dall'indisponibilità di mezzi pubblici per spostarsi alla paura di contrarre l'infezione, fino all'annullamento delle visite considerate non “fondamentali” durante la pandemia. Lo stretto controllo medico può prevenire i decessi in grembo nel caso in cui fossero presenti condizioni come la preeclampsia, infezioni della placenta o anomalie fetali, tuttavia durante il lockdown sono saltati molti controlli. “Non è il momento di ridurre questi servizi”, ha dichiarato la dottoressa Caroline Homer del Burnet Institute di Melbourne, sottolineando quanto è importante per le donne incinte un costante e certosino monitoraggio della gravidanza.