Credit: Mark–Oliver Roedel
in foto: Credit: Mark–Oliver Roedel

Scoperta in Africa una nuova, affascinante specie di “serpente stiletto” velenoso , appartenente alla famiglia specializzata degli attrattaspididi (Atractaspidinae). Il rettile, caratterizzato da un corpo cilindrico di colore rossiccio con iridescenze, possiede una robusta testa indistinta dal collo con placche dermiche, che gli permettono di scavare nel terreno dove ama nascondersi. È stato chiamato Atractaspis branchi in onore dell'erpetologo sudafricano di fama internazionale William “Bill” Branch, scomparso nel febbraio 2017. A scoprire e descrivere la nuova specie è stato un team di ricerca coordinato da biologi del Museo di Storia Naturale di Berlino.

Credit: Mark–Oliver Roedel
in foto: Credit: Mark–Oliver Roedel

Un serpente “ostico”. Come tutti i serpenti stiletto, anche la nuova specie è tra le più complesse da studiare e maneggiare per gli studiosi. Questi rettili, infatti, possiedono zanne che fuoriescono lateralmente dalla bocca, e possono letteralmente pugnalare prede, predatori e uomini semplicemente arretrando o colpendo lateralmente col capo, senza la necessità di spalancare le fauci come fanno gli altri serpenti. Per questo le classiche tecniche di cattura degli erpetologi (serrando le mani dietro la testa) non proteggono da eventuali colpi alle mani. Se ciò non bastasse, questo serpente è in grado di compiere balzi rapidissimi pari alla stessa lunghezza del corpo. Fortunatamente il veleno non è letale per un uomo, anche se non esistono antidoti e il morso provoca necrosi tissutale locale, una sindrome morbosa di breve durata, tumefazione e dolore acutissimo.

Specie da proteggere. I biologi coordinati dal dottor Mark-Oliver Roedel hanno trovato il primo dei serpenti nella Liberia nordoccidentale, successivamente altri due esemplari sono stati recuperati nella Guinea sudorientale, all'interno di piantagioni di caffè e banane. Purtroppo l'area ricchissima di biodiversità in cui vive questa affascinante specie è fortemente minacciata dai cambiamenti climatici e dalla presenza umana, per questo gli studiosi sottolineano l'urgente necessità di proteggerla. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Zoosystematics and Evolution.