Un asteroide. Credit: Bibbi228
in foto: Un asteroide. Credit: Bibbi228

Nel primo pomeriggio di giovedì 2 gennaio un asteroide grande un autobus sorvolerà il nostro pianeta a una distanza minima stimata di 1,6 milioni di chilometri. Benché si tratti di un passaggio del tutto sicuro per la Terra, gli scienziati della NASA e dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA) tengono costantemente sotto controllo l'orbita del viaggiatore spaziale. 2019 AE3, questo il nome dell'asteroide, fa infatti parte dei cosiddetti NEO (near-Earth Object, oggetti vicini alla Terra), una famiglia di corpi celesti – ma non solo – potenzialmente minacciosa, la cui orbita determina un perielio (cioè la distanza minima dal Sole) di 1,3 Unità Astronomiche. Una UA è pari a circa 150 milioni di chilometri, la distanza che separa la Terra dalla nostra stella.

2019 AE3, come suggerisce il nome, è stato scoperto all'inizio dell'anno appena concluso, il 4 gennaio. A intercettarlo i telescopi del Catalina Sky Survey (CSS), un progetto di ricerca guidato da scienziati del prestigioso Lunar and Planetary Laboratory dell'Università dell'Arizona volto proprio a individuare il maggior numero di NEO. L'asteroide, come indicato sul sito del Jet Propulsion Laboratory della NASA e su quello dell'ESA dedicato ai NEO, al momento sta sfrecciando alla velocità di 8,2 chilometri al secondo, poco meno di 30mila chilometri orari. Quando transiterà alla minima distanza dalla Terra nel pomeriggio di oggi – ora italiana – si troverà a una distanza compresa tra 0,010 UA (1,6 milioni di chilometri) e 0,014 UA (2,2 milioni di chilometri). La distanza media stimata è di 12 metri, con un intervallo compreso tra i 9 e i 21 metri. Le dimensioni spaziano da quelle di un autobus a poco meno di un vagone di un treno.

Ma cosa accadrebbe se un simile oggetto dovesse colpire la Terra? Innanzitutto sottolineiamo che 2019 AE3 non fa parte dei PHA (asteroidi potenzialmente pericolosi), categoria coniata dalla NASA nella quale rientrano tutti gli oggetti con un diametro di almeno 150 metri, la cui orbita interseca quella della Terra a una distanza al di sotto delle 0,05 Unità Astronomiche, circa 7,5 milioni di chilometri. Le sue dimensioni sono paragonabili a quelle della cosiddetta “meteora di Čeljabinsk” che esplose sui cieli della Russia il 15 febbraio del 2013. La detonazione del corpo celeste, lungo 15 metri e con una massa di 10mila tonnellate, provocò un migliaio di feriti e danni – soprattutto vetrate esplose – in un raggio piuttosto esteso. Fortunatamente interessò una zona scarsamente popolata; un simile evento su un centro urbano avrebbe provocato danni decisamente più ingenti, anche perché in un lago è stato trovato un frammento dell'asteroide di ben 570 chilogrammi. Oggetti di questo tipo vengono quasi completamente disintegrati nell'impatto con l'atmosfera terrestre (dipende dalla composizione ferrosa o rocciosa), ma grossi pezzi possono finire al suolo facendo danni, così come l'onda d'urto. Siamo naturalmente ben lontani dalle catastrofi che possono innescare asteroidi giganteschi, come il chicxulub di 10 chilometri che 66 milioni di anni fa fece estinguere i dinosauri non aviani e moltissimi altri animali.