Un curiosissimo aracnide con una testa da coniglietto nero sul dorso è stato fotografato nel cuore della foresta pluviale dell'Ecuador, diventando una nuova “star” della rete. Lo scatto risale all'estate dello scorso anno, e sebbene già all'epoca il piccolo invertebrato abbia conosciuto una certa eco mediatica, sta avendo una seconda giovinezza – cioè sta diventando virale – proprio in questi giorni. A immortalarlo nel luglio 2017 è stato il fotografo e scienziato naturalista indipendente Andreas Kay, con un passato alla Scuola Politecnica Federale di Losanna (EPFL) in Svizzera. Oggi il biologo gestisce “Ecuador Megadiverso”, un portale dedicato alla meravigliosa biodiversità del Paese sudamericano.

Credit: Andreas Kay / Flickr / CC BY–NC–SA 2.0
in foto: Credit: Andreas Kay / Flickr / CC BY–NC–SA 2.0

Ma torniamo al bizzarro protagonista degli scatti. Di cosa si tratta esattamente? Innanzitutto, anche se somiglia molto a un ragno e appartiene alla classe degli aracnidi, non è un ragno ma un opilionide. Queste schive creature sono decisamente più “innocue” degli animali con cui spesso vengono confusi, dato che non dispongono delle ghiandole velenifere e il sacco per la seta. Sono caratterizzate da lunghissime zampe filiformi – anche se alcune specie le hanno corte – con le quali si muovono delicatamente tra la vegetazione. A differenza dei ragni gli opilionidi hanno un corpo fuso e dalla forma ovale, non bipartita con un netto prosoma e opistosoma.

La specie immortalata dal dottor Kay è chiamata scientificamente Metagryne bicolumnata, mentre il nome comune è “harvestman bunny” o “daddy longlengs bunny”, dagli appellativi anglosassoni dati agli opilionidi. La specie fu descritta per la prima volta dall'entomologo tedesco Carl Friedrich Roewer nel 1959, ma non è mai stata studiata a fondo degli scienziati. Le due escrescenze nella zona posteriore ricordano le orecchie di un coniglio (da qui il soprannome bunny), mentre i veri occhi dell'aracnide ne formano il musetto. I due puntini gialli rappresenterebbero invece gli occhi del coniglio, o del cane/lupo, dato che per alcuni l'opilionide ricorda più la silhouette di un canide.

Secondo Kay la struttura nera potrebbe servire al Metagryne bicolumnata per sembrare più grande agli occhi dei predatori, ma è una teoria tutta da dimostrare. I colori sono curiosamente contrastati e aposematici (il giallo e nero solitamente avvertono del “pericolo” come le vespe), tuttavia si tratta di un invertebrato totalmente innocuo. Come dimostrano i numerosissimi scatti sui profili social di Kay, in Ecuador vive un mondo di specie bizzarre – non a caso è il Paese con la più grande biodiversità per chilometro quadrato – e moltissime devono essere ancora scoperte o studiate a fondo, come l'affascinante opilionide dalla testa di coniglio.