Un team di ricerca del Brigham and Women Hospital di Boston e della Scuola di Medicina della prestigiosa Università di Harvard ha scoperto che i pazienti affetti da artrite reumatoide presentano una sintomatologia più lieve se consumano pesce due volte a settimana. Il dato è stato estrapolato da uno studio di coorte condotto su 176 pazienti affetti dalla debilitante poliartrite infiammatoria di origine autoimmune, la patologia che ha causato la morte dell'attrice italiana Anna Marchesini e che in uno studio recente, presentato al Congresso Europeo di Reumatologia (EULAR) 2017, è stata associata all'esposizione del fumo passivo durante l'infanzia.

Gli studiosi, coordinati dalla reumatologa di origini italiane Sara Tedeschi, hanno innanzitutto sottoposto ai partecipanti specifici questionari alimentari, e successivamente ne hanno associato i risultati con quelli di un modello DAS28-CRP (Disease Activity Score). Si tratta di un metodo per ottenere un punteggio sullo stato di progressione di una malattia, che nel caso dell'artrite reumatoide si concentra su fattori come il gonfiore, il dolore articolare e il livello dell'infiammazione generale.

Dall'analisi statistica è emerso un evidente legame tra il consumo di pesce (non fritto) e sintomatologia meno acuta della poliartrite. I benefici risultavano evidenti se il consumo era di due o più porzioni di pesce a settimana, rispetto a chi mangiava questo alimento meno di una volta al mese. Quello condotto dagli studiosi americani è stato un semplice studio di osservazione, dunque non sono stati dimostrati rapporti di causa-effetto tra consumo di pesce e riduzione dei sintomi, tuttavia appare evidente l'associazione. Alla luce dei risultati ottenuti, in accordo col proprio medico nutrizionista chi soffre di artrite reumatoide dovrebbe sicuramente valutare il consumo del suddetto alimento. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Arthritis Care & Research.

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