L'Artico potrebbe perdere completamente il ghiaccio marino estivo entro il 2035, qualora le temperature dovessero continuare ad aumentare con i ritmi attuali e l'essere umano non farà nulla per affrancarsi dai combustibili fossili, volano dei cambiamenti climatici. In base ai calcoli degli scienziati dell'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) delle Nazioni Unite si ritiene che un tale evento possa verificarsi tra il 2050 e il 2100, tuttavia altri modelli climatici hanno ottenuto risultati decisamente più preoccupanti e imminenti. Grazie a un nuovo e sofisticato software la stima dell'IPCC è stata drasticamente rivista, col risultato che il Polo Nord potrebbe “spogliarsi” completamente del ghiaccio marino estivo già entro 15 anni.

A ipotizzare il drammatico scenario – che avrebbe un impatto significativo sia dal punto di vista ecologico che da quello climatico – è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del British Antarctic Survey (BAS) di Cambridge, Regno Unito, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Center of Earth Observation Science dell'Università di Manitoba (Canada), del The Met Office di Exeter, del Dipartimento di Meteorologia dell'Università di Reading e delle università di Cambridge e Washington. Gli scienziati, coordinati dalla dottoressa Maria Vittoria Guarino, sono giunti alle loro conclusioni analizzando col nuovo modello ciò che è accaduto in passato, durante il cosiddetto Ultimo Periodo Interglaciale (LIG), ovvero l'ultimo periodo caldo della Terra, verificatosi tra 130mila e 116mila anni fa. All'epoca le temperature alle elevate latitudini – come quelle artiche – erano di ben 4-5° Celsius superiori rispetto all'epoca preindustriale; ciò significa che faceva molto più caldo di adesso.

Grazie all'ultima versione del modello chiamato UK Hadley Center climate model (HadGEM3), Guarino e colleghi hanno determinato che le elevate temperature nell'Artico durante il LIG determinarono la formazione di numerosi Arctic Mel Pond o “stagni di fusione”, bacini d'acqua sopraglaciali generati dallo scioglimento del ghiaccio superficiale e dall'azione degli agenti atmosferici. Questi laghi hanno un albedo – la capacità di riflettere i raggi solari – sensibilmente più bassa del ghiaccio candito, pertanto accumulano più energia e calore e favoriscono lo scioglimento del ghiaccio circostante. In alcuni casi possono letteralmente sfondarsi ed esporre l'acqua dell'oceano ai raggi solari, catalizzando ancora di più il processo di riscaldamento e scioglimento, dando vita a un pericoloso circolo vizioso.

In precedenza si riteneva che questi stagni di fusione giocassero un ruolo limitato nei processi di scioglimento del ghiaccio marino, tuttavia il modello climatico ha calcolato che fu proprio la loro capillare formazione a catalizzare la perdita del ghiaccio marino estivo durante l'Ultimo Periodo Interglaciale. Tenendo presenti i dati sui tassi di scioglimento attuali e sovrapponendoli con i risultati emersi dal modello climatico, gli scienziati del BAS hanno previsto che a causa degli stagni di fusione (e altri fenomeni) l'Artico potrebbe perdere completamente il ghiaccio estivo entro il 2035.

“Sappiamo che l'Artico sta subendo cambiamenti significativi mentre il nostro pianeta si riscalda. Comprendendo ciò che è avvenuto durante l'ultimo periodo caldo della Terra, siamo in grado di capire meglio cosa potrebbe accadere in futuro. La prospettiva della perdita di ghiaccio marino entro il 2035 dovrebbe davvero concentrare tutti i nostri sforzi sul raggiungimento di un mondo a basse emissioni di carbonio, non appena possibile”, ha dichiarato la dottoressa Louise Sime, coautrice dello studio. La totale scomparsa del ghiaccio artico estivo comporterà una catastrofe ambientale senza precedenti, proiettando verso l'estinzione numerose specie, tra le quali gli iconici orsi polari, già fortemente minacciati dai cambiamenti climatici. I dettagli della ricerca “Sea-ice-free Arctic during the Last Interglacial supports fast future loss” sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientica Nature Climate Change.