Per il momento si tratta solo di un prototipo, presentato dalla Sony all'esposizione Eco-Products 2011, le batterie prodotte da carta, acqua ed enzimi, sono ecosostenibili e non rilasciano sostanze tossiche nell'ambiente.

Sono ecologiche e totalmente biodegradabili, il loro impatto sull'ambiente è praticamente zero poiché per essere prodotte non necessitano di metalli né di sostanze chimiche; purtroppo però si tratta ancora di un prototipo, o meglio, di una sperimentazione.

Sono le nuove bio batterie presentate dalla Sony all'Eco Products 2011 che si è tenuta a Tokyo tra il 15 ed il 17 di dicembre, l'esposizione nata nel 1999 con l'obiettivo di pubblicizzare e lanciare sul mercato innovativi prodotti orientati verso l'eco-sostenibilità: del resto, sia a livello nazionale che mondiale, la green economy è uno dei settori che è stato investito in maniera minore dalla crisi globale, continuando anzi in una crescita verso un futuro verde.

Chisato Kitsukawa, uno dei responsabili delle pubbliche relazioni del colosso giapponese, ha spiegato che il meccanismo alla base della bio batteria è lo stesso che consente alle termiti di ricavare energia dal loro alimento principale, il legno; mettendo dei piccoli pezzi di carta nell'acqua, alcuni enzimi presenti in soluzione avrebbero il ruolo di rompere la catena di glucosio che costituisce la cellulosa.

Le molecole così rilasciate verrebbero trattate da un altro gruppo di enzimi in un processo al termine del quale sono rilasciati ioni di idrogeno ed elettroni; gli elettroni, veicolati dal circuito esterno, vanno così a creare l'energia, mentre gli ioni di idrogeno, combinati con l'ossigeno presente nell'aria, creerebbero acqua.

L'elettricità prodotta, per il momento, è in grado di alimentare solo piccoli oggetti: durante l'esibizione un'impiegata della Sony ha eseguito una dimostrazione azionando una piccola ventola, ma le batterie ecologiche possono ricaricare anche lettori mp3 o cartoline d'auguri musicali. Perché questo prototipo possa diventare realtà c'è ancora molta strada da fare, ma i ricercatori del gruppo non escludono che il tempo che ci vorrà possa essere più breve di quanto non si creda.