(GUILLAUME SOUVANT/AFP/Getty Images)
in foto: (GUILLAUME SOUVANT/AFP/Getty Images)

Questa volta, a differenza di quanto accaduto qualche settimana fa con il salmone che cresce in un anno e mezzo anziché in tre anni, non c’è alcuna possibilità che i cittadini statunitensi se le ritrovino sulle proprie tavole: questo perché le galline geneticamente modificate saranno destinate all'industria farmaceutica.

La Food and Drug Administration ha dato la sua approvazione per galline nel cui DNA è stato inserito un gene che consente di creare un enzima umano all'interno delle loro uova; tale enzima sarà utilizzato per il trattamento di una rara patologia genetica, chiamata malattia di Wolman, fino ad oggi incurabile in entrambe le sue forme.

Questa condizione è determinata dall’assenza dell’enzima lipasi acida lisosomiale (LAL), proteina indispensabile nel processo di degradazione dei lipidi. Può manifestarsi fin dalla nascita, e in tal caso difficilmente il paziente riesce a superare il primo anno di vita, oppure nella tarda infanzia o anche nell'età adulta, dando luogo ad una aspettativa di vita legata alla gravità delle complicazioni. Uno o due bambini su un milione nascono con la malattia di Wolman, mentre l’altra forma (più propriamente chiamata CESD o malattia da accumulo di esteri del colesterolo) colpisce 25 adulti su un milione.

La FDA ha quindi approvato il farmaco, chiamato Kanuma, derivato dalle uova delle galline transgeniche, prodotto dalla Alexion Pharmaceuticals. Per evitare che si risveglino timori e preoccupazioni legati alla diffusione dei polli OGM, l'ente governativo americano ha specificato che, vista la precisa destinazione d’uso delle uova, è altamente improbabile che le galline possano finire in qualche modo nella catena alimentare o, anche, entrare in contatto con animali non geneticamente modificati, dato che andranno allevate in ambienti particolari.