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Antica Roma, l’ascesa e il crollo dell’impero svelati dai ghiacci della Groenlandia

Analizzando carote di ghiaccio della Groenlandia, un copioso team multidisciplinare è riuscito a individuare le fasi di crescita e crollo dell’antica civiltà romana. Nel ghiaccio sono ‘scolpite’ le emissioni di piombo legate all’industria mineraria dell’epoca, trascinate dal vento sino al freddo nord.
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A cura di Andrea Centini
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Dai ghiacci della Groenlandia è possibile ottenere preziose informazioni storiche sull'andamento economico-sociale dell'Antica Roma, anche se il suo fiero esercito non ha mai raggiunto simili latitudini. Sotto la coltre bianca del gelido nord, infatti, non si trovano preziosi reperti appartenuti ai romani, ma le tracce evidenti lasciate dalla loro fiorente industria mineraria, legata alla lavorazione del piombo e dell'argento. In altri termini, anche all'epoca inquinavamo pesantemente il nostro Pianeta, e i venti hanno trascinato fino alla Groenlandia le particelle delle sostanze liberate nell'aria, che si sono depositate anno dopo anno negli strati di ghiaccio.

Attraverso l'ambizioso progetto North Greenland Ice Core Project (NGRIP o NorthGRIP), legato all'estrazione di enormi carote da analizzare, un team di ricerca multidisciplinare composto da studiosi del Desert Research Institute (DRI), dell'Università di Oxford, del NILU (Norwegian Institute for Air Research) e dell'Università di Copenaghen è riuscito a intercettare alcune fasi salienti relative alla crescita e della caduta dell'Antica Roma. L'arco preso in esame dagli scienziati, coordinati dal professor Joe McConnell, docente di idrologia presso il DRI, abbraccia esattamente 1900 anni, dal 1.100 avanti Cristo, alla fine dell'Età del Ferro, all'800 dopo Cristo, nel primo Medioevo. In questo lungo lasso di tempo ‘scolpito' nelle carote, le antiche civiltà greche e romane hanno conosciuto ascesa e caduta, lasciando le proprie tracce a 4.600 chilometri di distanza.

Credit: DRI
Credit: DRI

Gli studiosi hanno scoperto che l'andamento delle emissioni di piombo si allineavano perfettamente con eventi bellici e sociali di grande rilevanza. Tra essi anche carestie ed epidemie, che collimavano con una riduzione delle attività nell'industria mineraria. McConnell e colleghi hanno scoperto che i livelli più elevati di emissioni si sono registrati nel I e nel II secolo dell'Impero, durante la cosiddetta Pax Romana, mentre sono stati molto bassi negli ultimi 80 anni della Repubblica. Nel ghiaccio è stato possibile osservare anche le accelerazioni legate alle attività dei Fenici e dei Cartaginesi, e i bruschi crolli dovuti alla peste antonina, un'epidemia – forse di vaiolo – durata ben 15 anni (165-180 dopo Cristo) e all'instabilità politica. In alcuni casi ci vollero centinaia di anni per osservare una nuova crescita nelle emissioni di piombo.

Credit: DRI
Credit: DRI

I dati sono stati supportati da complesse simulazioni al computer, che hanno fornito un quadro estremamente preciso della situazione nell'Antica Roma. Non si è trattato del primo studio dei ghiacci della Groenlandia per verificare l'andamento della società romana, ma a differenza della prima indagine condotta a metà degli anni '90, quando furono utilizzate appena 18 misurazioni, nella nuova ne sono state sfruttate ben 21mila. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PNAS.

[Credit: jonnycartensen]

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