È sufficiente un aumento di 2° centigradi della temperatura media per far sciogliere il “gigante addormentato” dell'Antartide, una colossale calotta di ghiaccio grande 60 volte la Gran Bretagna che contiene la metà dell'acqua dolce dell'intero Pianeta. Fortunatamente il rischio non è imminente, dato che sono necessari circa duemila anni in queste condizioni per permetterne lo scioglimento. A preoccupare gli scienziati è soprattutto il moderato aumento di temperatura per determinare una simile catastrofe, che farebbe salire il livello dei mari di 4 metri, condannando a finire sott'acqua numerose isole – soprattutto paradisi tropicali del Pacifico – e intere aree costiere, che abbracciano metropoli come New York e la nostra Venezia.

A lanciare l'allarme un team di ricerca internazionale guidato da studiosi del Grantham Institute – Climate Change and the Environment presso l'Imperial College di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Antarctic Research Centre presso l'Università Victoria di Wellington, delle università del Queensland, di Otago e di Grenada. Gli studiosi, guidati dal professor David Wilson, docente presso il Dipartimento di Scienze della Terra e Ingegneria dell'ateneo londinese, sono giunti a questa conclusione dopo aver concentrato le proprie ricerche sulla East Antarctic Ice Sheet (EAIS), soprannominato “gigante addormentato” dell'Antartide. Questa immensa calotta di ghiaccio si riteneva infatti meno esposta agli effetti del riscaldamento globale, perlomeno non come la calotta di ghiaccio occidentale, quella che perde ghiaccio più facilmente poiché sommersa.

Attraverso l'analisi di sedimenti marini della EAIS Wilson e colleghi hanno determinato che, negli ultimi 450mila anni, enormi quantità di ghiaccio antartiche si persero in corrispondenza di quattro distinti periodi interglaciali – cioè tra una glaciazione e l'altra – caratterizzati da un surriscaldamento prolungato. Quelli peggiori 125mila e 400mila anni fa, quando il livello dei mari era superiore di quello attuale in un intervallo compreso tra i 6 e i 13 metri. Sulla base di simulazioni al computer e tenendo presente le caratteristiche climatiche attuali, è sufficiente che la temperatura aumenti di appena un paio di gradi centigradi per determinare un lento ma inesorabile scioglimento del gigante addormentato, con effetti catastrofici sulle future generazioni che popoleranno la Terra. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature.

[Credit: robynm]